Non c’è credo senza tradizioni, al Sud. E a Napoli non c’è tradizione che non passi anche per la tavola. Domani, 19 settembre, la città si fermerà col fiato sospeso davanti al Duomo ad attendere la liquefazione del sangue, ma il racconto del Patrono è già iniziato nei piatti e nei dolci. Due le specialità create per il 2026 che raccontano, ognuna a suo modo, la ricchezza e il prodigio.
Il primo piatto è salato, ed è un omaggio alla Mitra. Si chiama “Tesoro di Napoli”, la nuova signature dello chef Antonio Chirico, di casa da Dodici Ristorante ad Aversa. Sarà disponibile da domani al 26 settembre, in abbinamento al cocktail “Il Miracolo“ firmato da Antonio D’Alessio. L’ispirazione è una delle opere più preziose custodite nel Museo del Tesoro di San Gennaro, la Mitra del Santo, il copricapo vescovile realizzato nel 1713 dall’orafo Matteo Treglia in argento dorato e tempestato da 3.964 gemme, 3.328 diamanti simbolo della fede, 168 rubini che ricordano il sangue del martire e 198 smeraldi simbolo di conoscenza. Chirico la reinterpreta con spaghetti di grano duro avvolti a formare proprio la forma del copricapo, che diventano preziosi. Sopra una tartare di pezzogna, Piennolo del Vesuvio, basilico e una foglia d’oro alimentare. Il rosso del pomodoro richiama i rubini, il verde del basilico gli smeraldi, l’oro la magnificenza del manufatto.
Il mare e la terra di Napoli in un boccone che è devozione e appartenenza. Il dolce che si augura il miracolo arriva, invece, dal cuore antico della città. Pintauro 1785, la più antica pasticceria napoletana, che fino al 21 settembre presenterà la Sfogliatella di San Gennaro.
La base è quella della frolla, non della riccia. La crema è gialla, un omaggio a “Faccia Gialla” o meglio “Faccia ‘Ngialluta” il soprannome con cui i napoletani chiamano affettuosamente il busto reliquiario d’oro del Santo.
Al cuore, uno sciroppo all’amarena, rosso rubino, inevitabile richiamo al sangue e alla liquefazione che domani terrà tutti con gli occhi puntati sulla teca. Sopra, a chiudere, una piccola mitra di pasta frolla, simbolo della dignità vescovile. Un primo che diventa gioiello, un dolce che spera nel prodigio. A Napoli, si è devoti anche così.


















