La scienza ghigliottina la politica della Regione Campania. L’entusiasmo del Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, è stato immediatamente rintuzzato dal professore Rocco De Prisco, l’ex Primo Ricercatore CNR che studia notte e giorno lo stato di salute del Fiume Sarno.
Ieri dalla Regione Campania arrivava l’ottimismo. Il Presidente Fico, ascoltato dalla Commissione parlamentare sul rischio idrogeologico, aveva rivendicato: “Oggi il fiume Sarno è molto più pulito rispetto al passato”. Secondo la sola dichiarazione del Presidente e non del professore, “il mare di Castellammare di Stabia, lì dove il fiume sfocia, è tornato ad essere balneabile”. E poi i numeri: 103 scarichi abusivi chiusi su 113, 370 mila cittadini su 420 mila i cui reflui vanno a depurazione. Un risultato “non merito della mia amministrazione” ma di un percorso lungo, riferisce Fico riferendosi al suo predecessore Vincenzo De Luca.
Una narrazione smontata nel giro di poche ore. De Prisco, in una riflessione indirizzata proprio al Presidente Fico, accoglie “con favore ogni miglioramento” ma chiede che “l’ottimismo sia accompagnato da dati verificabili”. Dopo decenni di emergenza e risorse pubbliche, i cittadini vogliono sapere “non soltanto quanti scarichi siano stati chiusi, ma quanti reflui siano effettivamente depurati, quali contaminanti siano ancora presenti, quanto denaro sia stato realmente speso”.
Il passaggio più duro è sulla limpidezza delle acque: “Vedere oggi il fiume Sarno con acque più limpide può rappresentare un segnale positivo, ma la limpidezza non è una certificazione di purezza chimica e qui entrano in gioco i depuratori”. Depuratori che, come ha denunciato pubblicamente il Procuratore della Repubblica di Nocera Inferiore Luigi Cannavale, funzionerebbero ancora “al 20-30% della loro potenzialità”, con pieno regime previsto solo nel 2045.
De Prisco rilancia allora con una proposta concreta, quella di finanziare presso un ospedale dell’Agro un Centro di Avanguardia per lo studio dell’Epigenetica Ambientale, con CNR e Università, per studiare il legame tra inquinanti e salute, sviluppo fetale e patologie. Per avviarlo basterebbe un investimento da 1.200.000 a 1.500.000 Euro per un programma di tre anni, come da valutazione tecnico-scientifica.
E in più, aggiunge il ricercatore, bisogna investire maggiormente nei sensori e nei sistemi di controllo per limitare i danni legati ai contaminanti emergenti.
Tra annunci di balneabilità e percentuali dei depuratori, il braccio di ferro è appena iniziato. E questa volta la politica non potrà cavarsela con un comunicato.


















