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“È mio dovere difendere l’onorabilità e la reputazione mia personale e di chi insieme a me ha contribuito a governare la nostra città in questi due anni”: questa è la promessa che Luigi Vicinanza, ex sindaco di Castellammare, ha fatto a se stesso e alla città. Sì, perché il ricorso presentato dai suoi legali al TAR della Campania contro il decreto del Ministero dell’Interno, che ha disposto lo scioglimento dell’amministrazione comunale per presunte infiltrazioni camorristiche, non è solo un modo per affermare le proprie ragioni giuridiche, ma rappresenta l’accensione di un faro sull’applicazione dell’articolo 143 del TUEL: una procedura che non prevede un confronto, un contraddittorio o una verifica degli atti con gli stessi amministratori. I medesimi documenti, relazioni e report investigativi che contribuiscono a formare i contenuti della relazione d’accesso prefettizia, e su cui poggia l’atto del Viminale, non sono accessibili né consultabili da nessuno.

Il primo risultato del ricorso contro lo scioglimento del consiglio comunale di Castellammare di Stabia per presunte infiltrazioni camorristiche è che, con sentenza non definitiva, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio – Sezione Prima – ha stabilito che il Ministero dell’Interno deve consegnare tutta la documentazione — senza omissioni — alla base del provvedimento di scioglimento. Sono atti necessari, infatti, che devono essere a disposizione della controparte ricorrente per potersi difendere nel merito delle questioni.
È lo stesso ex sindaco Luigi Vicinanza che sui social spiega la vicenda: “Come ho già sottolineato nella conferenza stampa del 24 ottobre scorso, l’unico atto pubblico è la relazione di 4 pagine del ministro Piantedosi. Mentre il famigerato rapporto di 400 e più pagine, di cui si è vociferato a lungo nei mesi estivi, non è mai stato notificato né a me né ad alcun altro interessato dal procedimento”.


“Resta un mistero, infatti, come e chi lo abbia fatto circolare – sottolinea Vicinanza –. E, se fosse autentico, chi ha violato il vincolo di un atto classificato ‘RISERVATO’”.
“La Prima Sezione del Lazio, accogliendo la richiesta degli avvocati Riccardo Marone e Giuseppe Maria Perillo – a nome mio, dell’ex assessora Annalisa Di Nuzzo e dell’ex vicesindaco Giuseppe Di Capua – evidenzia l’ex sindaco – dispone ‘l’acquisizione di una serie di atti necessari per decidere la controversia’. E chiede al Viminale di produrre entro 60 giorni: 1) la relazione del prefetto di Napoli; 2) gli atti della riunione del 5 maggio del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica; 3) gli atti di nomina della commissione di accesso; 4) gli atti relativi all’attività compiuta dalla commissione e, segnatamente, della relazione conclusiva”.

E ancora continua Vicinanza: “Il TAR specifica che quei documenti devono essere ‘depositati in versione integrale e senza omissis, corredati di tutti gli eventuali atti allegati e richiamati’, con la cautela – è l’ulteriore specifica – imposta dalla ‘natura classificata’ di quei testi. Insomma, non deve essere nuovamente danneggiata l’immagine e la privacy di tante persone vigliaccamente tirate in ballo in questi mesi, saccheggiando – come è stato fatto – un documento dall’incerta autenticità”.
E poi conclude l’ex primo cittadino: “L’appuntamento dunque è alla prossima udienza: smontare il teorema accusatorio alla base del supposto ‘condizionamento camorrista’”.