Vede circa 120 indagati l’inchiesta della Procura di Napoli che ha fatto luce sulla compravendita di carte d’identità e certificati di residenza a cittadini immigrati alcuni dei quali avrebbero ottenuto i documenti anche in cambio di prestazioni sessuali. Al centro del sistema due ex impiegati rispettivamente della seconda e terza Municipalità, e un cittadino bengalese che avrebbe svolto il ruolo di intermediario. Quest’ultimo avrebbe intascato tra i 100 e i 500 dagli extracomunitari (bengalesi, cinesi, pachistani e romeni) per agevolare le loro pratiche.
A uno dei due ex dipendenti delle Municipalità viene contestato anche di avere concesso i suoi servigi in cambio di sesso: quattro gli episodi contestati, tra giugno e novembre 2021.
Tra gli indagati, oltre alla lunga lista di immigrati, anche altri due ex dipendenti comunali e un ex consigliere della terza municipalità.
A uno dei due ex dipendenti delle Municipalità viene contestato anche di avere concesso i suoi servigi in cambio di sesso: quattro gli episodi contestati, tra giugno e novembre 2021.
Tra gli indagati, oltre alla lunga lista di immigrati, anche altri due ex dipendenti comunali e un ex consigliere della terza municipalità.
“Premessa la doverosa prudenza di chi non conosce le carte dell’indagine, le notizie che emergono in queste ore sulle estorsioni in denaro o addirittura molestie e violenze sessuali (come altro definirle?) su persone socialmente vulnerabili da parte di dipendenti comunali (e non solo) per ottenere l’iscrizione anagrafica se verificate sono gravissime”. Sull’inchiesta della procura di Napoli sul rilascio a pagamento di documenti a cittadini immigrati (in alcuni casi anche in cambio di prestazioni sessuali), esprimono la loro posizione in documento una serie di associazioni tra movimenti per il diritto alla casa, centri sociali e collettivi studenteschi.
“L’iscrizione anagrafica nella città dove si vive – si legge nel documento – è un diritto (e anche un dovere) che non può essere sottoposto alla discrezionalità della Pubblica Amministrazione. Lo stabilisce la Corte di Cassazione perché connesso all’esercizio di fondamentali diritti sociali e costituzionali come l’iscrizione sanitaria, il diritto allo studio dei bambini, le prestazioni previdenziali ecc. L’art.5 della ormai famigerata legge Lupi ha creato una situazione patologica e contraddittoria ed è da abolire, ma resta in ogni caso un dovere della Pubblica Amministrazione procedere all’iscrizione anagrafica e quindi indicare alle persone “sine titulo” formale, che sono quasi sempre i più poveri e vulnerabili, dei percorsi trasparenti e lineari per farlo. Se questo non avviene si alimentano tutti i mercati e i ricatti presenti e futuri! E neanche si può reagire non riconoscendo il diritto di residenza a centinaia, forse migliaia di singoli e famiglie che in questo momento a Napoli sono “cancellate” (sia migranti che napoletani)”.
“Nasce da qui – si conclude la nota dei comitati – la nostra contestazione all’Anagrafe di giovedì scorso, dalla rivendicazione di un atto politico dall’amministrazione cittadina che come avvenuto in altre grandi città renda più lineare, sicura e trasparente l’iscrizione anagrafica per tutte le persone che vivono a Napoli sottraendola a corrotti, faccendieri e traffichini. In garanzia della dignità e dei diritti di base delle famiglie e dell’onorabilità dei tantissimi, la stragrande maggioranza, che nella pubblica amministrazione lavorano onestamente”. Il docuemnto è stato sottoscritto da Campagna per il diritto all’abitare; Comitato di lotta ex Taverna del Ferro; Sportello Casa Napoli; Comitato per la casa di via Campano; Comitato di lotta ex 219 Melito Collettivo studentesco Demand; Ex Opg Je so Pazz; Movimento di lotta Banchi Nuovi.
“L’iscrizione anagrafica nella città dove si vive – si legge nel documento – è un diritto (e anche un dovere) che non può essere sottoposto alla discrezionalità della Pubblica Amministrazione. Lo stabilisce la Corte di Cassazione perché connesso all’esercizio di fondamentali diritti sociali e costituzionali come l’iscrizione sanitaria, il diritto allo studio dei bambini, le prestazioni previdenziali ecc. L’art.5 della ormai famigerata legge Lupi ha creato una situazione patologica e contraddittoria ed è da abolire, ma resta in ogni caso un dovere della Pubblica Amministrazione procedere all’iscrizione anagrafica e quindi indicare alle persone “sine titulo” formale, che sono quasi sempre i più poveri e vulnerabili, dei percorsi trasparenti e lineari per farlo. Se questo non avviene si alimentano tutti i mercati e i ricatti presenti e futuri! E neanche si può reagire non riconoscendo il diritto di residenza a centinaia, forse migliaia di singoli e famiglie che in questo momento a Napoli sono “cancellate” (sia migranti che napoletani)”.
“Nasce da qui – si conclude la nota dei comitati – la nostra contestazione all’Anagrafe di giovedì scorso, dalla rivendicazione di un atto politico dall’amministrazione cittadina che come avvenuto in altre grandi città renda più lineare, sicura e trasparente l’iscrizione anagrafica per tutte le persone che vivono a Napoli sottraendola a corrotti, faccendieri e traffichini. In garanzia della dignità e dei diritti di base delle famiglie e dell’onorabilità dei tantissimi, la stragrande maggioranza, che nella pubblica amministrazione lavorano onestamente”. Il docuemnto è stato sottoscritto da Campagna per il diritto all’abitare; Comitato di lotta ex Taverna del Ferro; Sportello Casa Napoli; Comitato per la casa di via Campano; Comitato di lotta ex 219 Melito Collettivo studentesco Demand; Ex Opg Je so Pazz; Movimento di lotta Banchi Nuovi.

















