Come direbbero negli Usa, i tacchini non votano per il giorno del Ringraziamento, dove sono vittime rituali. E a Napoli i consiglieri municipali non votano a favore del loro taglio. Un voto solo simbolico: il parere non è vincolante. Ma nelle municipalità è comunque rivolta, sulle “misure per il contenimento dei costi della politica“. Così si chiama la delibera della giunta Manfredi, approvata a fine settembre. Prevede di abbassare da 30 A 24 il numero di eletti, da 4 a 2 i posti in giunta. Già quattro parlamentini hanno detto no: nella prima, seconda, settima e nona Municipalità. Un parere cui erano chiamati per obbligo. Il voto negativo non inciderà sulla riforma, ma resta il dato politico.
Nelle Municipalità l’umore è terreo. Si sentono un capro espiatorio di tanti problemi. “È necessario distinguere tra contenimento dei costi e riduzione della democrazia partecipativa” avverte la delibera del consiglio municipale di Soccavo Pianura (9). E aggiunge: “È auspicabile una riduzione dei costi della politica a tutti i livelli istituzionali”. Chi vuol capire, capisca. Un messaggio recapitato tra Palazzo San Giacomo e via Verdi. “La proposta – sottolinea la Municipalità 9 – non affronta in modo organico la questione del decentramento amministrativo, né potenzia le funzioni e l’autonomia delle Municipalità”. Un modo di ricordare che il decentramento era nel programma elettorale di Manfredi. Il nodo è politico infatti, non pregiudiziale. Tutte le maggioranze dei parlamentini rispecchiano quella del Comune di Napoli. Ed è proprio al mittente che si rimanda la questione. “L’aumento delle indennità nel 2022 per Sindaco e Giunta – avverte il consiglio di Soccavo Pianura – ha generato incrementi “a cascata” per tutti gli organismi, senza una contestuale revisione dello Statuto e del Regolamento delle Municipalità per riequilibrare competenze e costi”. Non è più un mistero ormai: nelle municipalità si vive una sindrome da assedio. Il momento è quel che è. All’annunciato taglio di consigli e giunte, è seguita l’indagine della Corte dei conti. L’inchiesta prende di mira i gettoni di presenza nelle commissioni, per valutare eventuali irregolarità nell’erogazione.
Ciiò nonostante, i le Municipalità battono i pugni sul tavolo. Il modo per farlo è opporsi alla scure della riforma. “La cittadinanza vive un allontanamento dalla politica” denuncia la prima commissione della Municipalità 7 (Miano-Secondigliano-San Pietro a Patierno). E si rivendica: “i primi interlocutori” dei cittadini “restano i consiglieri municipali”. In un post social, a tuonare contro la “demagogia” è Enrico Platone, consigliere della rete Per alla Municipalità Avvocata, Montecalvario, Mercato, Pendino, Porto, San Giuseppe (2). Secondo lui, la delibera del Comune “è irricevibile perché non risolve il vero problema delle Municipalità, ovvero i loro poteri”. Eppure, sottolinea Platone, “nel programma che abbiamo presentato nel 2021 questo era un punto fondamentale da risolvere”. Dal centro storico alle periferie, il malessere sta esplodendo. Dieci municipalità fanno 300 consiglieri: molti sono in subbuglio. “La partecipazione non è un lusso – avverte Giovanna Lo Giudice, consigliera Pd a Soccavo Pianura –e ridurre il numero dei consiglieri di Municipalità non è un taglio ai costi: è un taglio alla voce dei territori”. Anche Lo Giudice invoca “una riforma seria del decentramento: più poteri, più risorse”. E chiede di rivedere “tutto l’apparato della politica in modo equo, non si può colpire solo chi è più vicino ai cittadini”. Il risparmio dalla sforbiciata si aggirerebbe sui due milioni di euro. E un approccio pragmatico lo offre Emanuele Papa, consigliere della Lega al Vomero Arenella (5). “Meno sprechi e più efficienza sono principi che sosteniamo da sempre” premette. Tuttavia, “il taglio alla rappresentanza può avere un senso solo se produce benefici reali per i cittadini”. Per Papa dunque, quei due milioni recuperati “non devono finire dispersi nel bilancio comunale, ma essere vincolati al potenziamento dei servizi gestiti dalle Municipalità”. Ovvero manutenzione, decoro, assistenza, verde pubblico. “Per dare un segnale concreto di quel decentramento amministrativo che da anni resta solo sulla carta” insiste il consigliere leghista. Ma questo si vedrà.




















