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Si chiude con un proscioglimento il procedimento giudiziario legato al cosiddetto “Pandorogate”, che vedeva imputata Chiara Ferragni con l’accusa di truffa in relazione alla vendita di pandori e uova di Pasqua legati a iniziative benefiche. Il giudice ha riqualificato l’accusa da truffa aggravata a truffa semplice, disponendo l’estinzione del reato e ponendo fine a una vicenda che ha avuto un forte impatto mediatico e giudiziario.

Tra le persone che si erano ritenute danneggiate dalla vicenda figura anche una pensionata campana di 76 anni, conosciuta come Nonna Adriana. La donna aveva acquistato il dolce natalizio convinta che il prezzo comprendesse una donazione in beneficenza e, lo scorso settembre, si era costituita parte civile nel processo.

Secondo quanto riferito dai suoi legali, la pensionata aveva agito spinta esclusivamente da motivazioni solidali. “Voleva fare beneficenza – hanno spiegato – e solo ad aprile si è resa conto che la sua beneficenza non era andata a buon fine”. Un aspetto che l’aveva portata a chiedere chiarimenti e a intraprendere un’azione giudiziaria insieme ad altri consumatori.

Per la 76enne campana fu previsto un risarcimento stimato in circa 500 euro, somma che dovrebbe portarla a revocare formalmente la propria costituzione di parte civile nella prossima udienza, fissata per il 4 novembre.

La storia di Nonna Adriana resta uno dei volti più emblematici della vicenda, simbolo di quei cittadini che avevano aderito alle iniziative promosse confidando nel valore solidale dell’operazione.