La prima vera crepa nel centrodestra di governo si vede adesso. Non è più solo una sensazione politica, ma un dato che emerge con chiarezza tra risultati elettorali, referendum e numeri dei sondaggi. Dopo la pesante sconfitta alle ultime regionali in Campania e il ko al referendum sulla giustizia, anche l’ultima Supermedia YouTrend certifica un rallentamento evidente della coalizione guidata da Giorgia Meloni.
Fratelli d’Italia resta il primo partito, ma scende al 28,2%, in calo dello 0,6% rispetto a due settimane fa e al dato più basso dalle europee del 2024. La Lega continua a perdere terreno e si attesta al 6,3%, mentre Forza Italia sale leggermente all’8,9%. Noi Moderati chiude all’1,2%. Nel complesso, il centrodestra è al 44,6%: un dato ancora competitivo, ma che oggi racconta un equilibrio molto più fragile rispetto al passato.
Il punto politico, però, va oltre le percentuali. Per la prima volta dall’insediamento del governo Meloni, la coalizione appare in difficoltà su più fronti contemporaneamente. La sconfitta al referendum sulla giustizia pesa soprattutto su Fratelli d’Italia, dove a pagare per ora sono stati Delmastro e Santanchè, e su Forza Italia, che su quella riforma aveva costruito una parte significativa della propria identità politica. Non è un caso che, pochi giorni dopo, siano arrivate le dimissioni del capogruppo al Senato Maurizio Gasparri.
Un passaggio che rischia di aprire una fase nuova dentro il partito. Perché se a livello nazionale si parla già di un possibile riassetto con la famiglia Berlusconi pronta a riprendere un ruolo più diretto, gli effetti potrebbero farsi sentire anche sui territori. E in Campania, dove Forza Italia ha mantenuto negli ultimi anni una struttura solida sotto la guida di Antonio Tajani, gli equilibri potrebbero cambiare rapidamente.
Nomi come Fulvio Martusciello, Francesco Maria Rubano, Francesco Silvestro hanno rappresentato fino ad oggi i riferimenti principali del partito sul territorio. Ma la crisi che si sta aprendo a Roma, e soprattutto il loro feeling con un Tajani ormai ‘sfiduciato’, rischia di riflettersi anche qui, aprendo una fase di incertezza e possibili ridefinizioni interne.
Il centrodestra, insomma, resta avanti nei numeri ma entra in una zona politica nuova. Meno compatta, più esposta e, soprattutto, per la prima volta costretta a fare i conti con una crisi che non arriva dall’opposizione, ma dall’interno.



















