Non c’è stata battaglia, le regionali hanno espresso due due sentenze incontrovertibili: la vittoria di Fico e l’astensionismo come partito di maggioranza.
Ma la elezioni sono anche il terreno delle analisi dei grandi risultati, di quelli inaspettati, dei flop e dei confronti. E proprio rispetto a quest’ultimo, la prestazione di Maria Rosaria Boccia non può essere considerata positiva, numericamente parlando, ovviamente.
L’influencer campana non ha raggiunto neanche le 200 preferenze nelle tre circoscrizioni in cui era candidata: Caserta (29 preferenze), Napoli (89) e Salerno (42).
Bottino magro per la Boccia e, va detto, anche per Bandecchi. Insomma il candidato alla presidenza della Regione ha scelto un cavallo che ha pensato potesse essere vincente ma in conclusione ha finito per rompere durante il trotto.
Un sodalizio che non è risultato vincente, forse non ha aiutato il ritiro iniziale e l’annullamento del ritiro stesso, così come non deve aver aiutato qualche intervista nella quale si era aperta candidamente affermando di “non aver mai fatto politica”. Di sicuro non il miglior biglietto da visita in vista di un impegno così importante.
Un’orchestra, quella messa in piedi da Bandecchi, con artisti che rappresentano anche dei buoni solisti ma che, messi insieme, probabilmente hanno espresso una melodia fatta di stonature. Certo, la colpa non è di chi ha lo strumento in mano, si parte sempre da chi dirige e mantiene la bacchetta. Il frutto di queste stonature, alla fine, è l’aver creato rumore invece che melodia. Un rumore che ha portato Bandecchi a non raggiungere neanche lo 0,5%. Poca roba onestamente.
Ben altro discorso, invece, per Sangiuliano. Il confronto tra i due è stato quasi automatico in questa rincorsa. Un confronto che non si è neanche acceso in tutta onestà. Numeri alla mano, competizione non c’è stata, l’ex ministro ed inviato Rai, ha chiuso con quasi 10mila preferenze e un seggio assicurato in Consiglio Regionale. Un percorso in discesa, forte anche di una posizione vantaggiosa in lista e dell’essere espressa indicazione di voto.
Insomma due esiti in antitesi: c’è chi comincia il percorso politico con un flop e chi ci rientra col botto. Ma bisogna anche saper guardare oltre: dal fondo si può risalire, dal vertice, se non si mantengono le aspettative, è più facile cadere.




















