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Massimiliano Manfredi tira per la giacca i partiti. E lo fa con il calendario. Domani. Subito. Senza alibi. La convocazione lampo delle commissioni consiliari non è solo un atto organizzativo. È una mossa politica. Di quelle che costringono tutti a scoprirsi. Perché insediare le commissioni significa una cosa sola: decidere chi comanda. E farlo ora.

Il messaggio è chiaro. O la maggioranza trova un accordo sulla presidenza delle commissioni, oppure il clima collaborativo evocato nei comunicati resta carta. Elegante, ma carta. La partita vera è tutta nella spartizione. Ancora in ballo. Ancora delicata. Le ipotesi circolano. E pesano.

Alle Infrastrutture e Trasporti potrebbe andare Luca Cascone. Un ritorno pieno. L’ex assessore dell’area deluchiana rientrerebbe così a Palazzo Santa Lucia dalla porta principale.

Al Partito Democratico toccherebbero le caselle più sensibili. Sanità e Bilancio. Due snodi di potere. Due leve politiche. I nomi sul tavolo sono quelli di Corrado Matera, Bruna Fiola e Loredana Raia. Tre profili. Due poltrone. Qui il nodo è tutto interno.

Stesso numero di presidenze anche per il Movimento Cinque Stelle. Con Flocco e Aveta pronti a incassare. Casa Riformista avrebbe Ciro Bonajuto che lascerebbe a Enzo Alaia la posizione di capogruppo in Consiglio. Avanti, invece, punterebbe su Giovanni Mensorio.

E poi gli esclusi. Che non sono dettagli. Fuori Fico presidente dopo la rinuncia plateale di Simeone. Fuori anche Alleanza Verdi e Sinistra  e Noi di Centro, il gruppo di Mastella dovrà accontentarsi probabimente di un posto libero all’Ufficio di Presidente. Una scelta che pesa. Politicamente. E simbolicamente.

Manfredi accelera. E obbliga tutti a decidere. Perché domani non si vota solo un ufficio di presidenza. Si misura la tenuta della maggioranza. Ora. Non più a parole.