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A Salerno il giorno dopo il voto si consuma in un silenzio che sorprende. Vincenzo De Luca, riconfermato sindaco al primo turno, non si è presentato né in conferenza stampa né davanti alle 37 testate nazionali e locali accreditate in Comune per seguire una delle consultazioni più osservate del Paese. Nessuna dichiarazione pubblica, nessun passaggio simbolico dalla sua residenza di via Clemente Mauro, nessun festeggiamento. Solo una nota stringata, quasi formale: “Ringrazio di cuore i miei concittadini per un voto importante, che conferma, ancora una volta, la solidarietà, il sostegno e l’affetto che mi hanno sempre concesso”. Un commento essenziale per un ritorno che essenziale non è. “Nuovo” sindaco è definizione impropria per chi si appresta a guidare il Comune capoluogo per la quinta volta, dopo dieci anni trascorsi alla guida della Regione Campania.

Una campagna elettorale estenuante, iniziata due mesi prima degli altri candidati, lo ha visto attraversare la città quartiere per quartiere, alternando dialetto e citazioni colte, promesse e improvvisi richiami alla necessità di reperire fondi prima di immaginare trasformazioni radicali. Proprio per questo stupisce che, nel momento della vittoria, la comunicazione – da sempre considerata il suo punto di forza – si sia improvvisamente ritratta. Perché De Luca non ha festeggiato? È rimasto deluso da un risultato che lo tiene sotto di circa 300 voti rispetto al consenso ottenuto da Vincenzo Napoli alle precedenti amministrative? Oppure ha scelto di attendere i dati definitivi per presentarsi alla città già con la squadra di governo, anche per rispetto istituzionale verso il commissario straordinario ancora in carica? Per ora si sa soltanto che ieri sera è sceso alla chetichella, forse per una cena privata, rimandando ogni uscita pubblica. Ma questa mattina, senza parlare, De Luca ha comunque comunicato. Lo ha fatto a modo suo, con due sopralluoghi diffusi sui social, trasformati in messaggi politici più eloquenti di una conferenza stampa. Nel primo, il sindaco punta il dito contro i cantieri fermi sul corso Vittorio Emanuele e nelle traverse, a cominciare da via Fieravecchia.

“È scandaloso che siano fermi i lavori”, scrive, invitando gli uffici comunali a convocare immediatamente imprese e direttori dei lavori per definire tempi “rapidissimi e ultimativi”. E avverte: in caso di ulteriori ritardi scatterà la rescissione dei contratti e l’affidamento a nuove imprese per lavori di somma urgenza. Nel secondo sopralluogo, De Luca riattiva il suo storico ruolo da “sceriffo”, aprendo la guerra ai parcheggiatori abusivi. Dallo stadio Vestuti al mercato di via Piave fino alla clinica Tortorella, documenta la fuga di un parcheggiatore per evitare l’identificazione. “Continueremo senza respiro la battaglia per la legalità”, afferma, denunciando “livelli di arroganza intollerabili» e «vere e proprie forme di estorsione» ai danni degli automobilisti. Così, mentre resta ancora un mistero il motivo del suo silenzio nella notte della vittoria, De Luca sceglie di parlare attraverso i fatti – o almeno attraverso la narrazione dei fatti. E ribadisce la promessa fatta ai cittadini: “Da domani saremo al lavoro per la nostra comunità, in maniera concreta, senza respiro”.