Anche i campani si sono lasciati contaminare dalla denatalità. Prima del Covid pareva essere un problema sociale soprattutto del Nord e Centro Italia, ed il Mezzogiorno continuava a difendere la tradizionale famiglia numerosa, magari non più con i quattro o tre figli, protagonisti degli anni Ottanta e Novanta, ma conservando un trend importante.
È da dopo la pandemia, invece, che l’età media per diventare genitori si è alzata e spostata di molti anni. Oggi si festeggia la festa dei papà e la riflessione sugli ultimi dati è d’uopo. La denatalità si registra anche in Campania, i ragazzi campani diventano papà sempre più tardi, intorno ai 43/44 con una leggera differenza tra le province. Napoli e Caserta dettano il trend, mentre a Benevento ed Avellino l’ età media sale, raggiungendo anche i 47 anni. Ecco perchè spesso il figlio che rende l’uomo papà resterà figlio unico. Tra le cause della denatalità ci sono le difficoltà economiche dettate da un precariato lavorativo e, di conseguenza esistenziale.
E se la figura del papà sta diventando sempre più socialmente significativa per il nascituro: il cambio di rotta mentale ed educativo degli ultimi decenni ha formato uomini decisamente più attenti alla cura dei figli, della madre e compagna di vita, di contro l’ assenza di servizi e di politiche intelligenti e realizzabili per la famiglia non invita gli uomini a “metter su famiglia”.
Le antinomie dell’attuale società si leggono anche nelle scarse novità per il congedo parentale. Nel 2026, i papà hanno diritto a un massimo di sei mesi di congedo parentale, che possono essere estesi a sette mesi se utilizzano almeno tre mesi consecutivi. Se il papà utilizza almeno tre mesi di congedo, il totale complessivo per la coppia è elevato a undici mesi. I primi tre mesi di congedo parentale sono indennizzati all’80% della retribuzione. Dal quarto al nono mese, l’indennità è del 30%. Oltre il nono mese, l’indennità è del 30% solo se il reddito individuale è inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo INPS. Ovviamente per chi ha un indeterminato, per i lavoratori liberi, per le partite Iva, per i part- time c’è ancora tanto tanto da fare. E soprattutto da comprendere.





















