Centomila euro per ogni consigliere regionale. Basta questa cifra per capire perché la norma inserita nell’assestamento di bilancio della Regione Campania farà discutere.
No, non è un aumento dello stipendio dei consiglieri. E no, quei soldi non finiranno sui loro conti correnti.https://www.anteprima24.it/uncategorized/la-regione-stanzia-100mila-euro-per-ogni-consigliere-ecco-come-funziona-la-legge-mancia/ Ma è altrettanto vero che saranno proprio i consiglieri a decidere dove indirizzarli, trasformandoli in contributi, finanziamenti e interventi sui rispettivi territori.
È il ritorno di quella che, nel gergo della politica, viene definita da sempre “legge mancia”.
La misura prevede infatti una dotazione fino a 100mila euro per ciascun componente del Consiglio regionale. Risorse pubbliche che potranno essere destinate a Comuni, associazioni, enti e iniziative locali.
Il punto, però, non è soltanto dove finiranno quei soldi. Il punto è chi avrà il potere politico di indicarli.
Ogni consigliere potrà scegliere quali territori sostenere, quali iniziative finanziare e quali amministrazioni aiutare. Formalmente tutto legittimo. Politicamente, però, il meccanismo è fin troppo chiaro.
Dopo aver chiesto la fiducia agli elettori poco più di un anno fa, i consiglieri regionali potranno tornare negli stessi territori con un contributo, un finanziamento o una piccola opera da rivendicare.
Una sorta di restituzione politica. Ma fatta con risorse pubbliche.
È proprio qui che la vicenda assume un sapore inevitabilmente elettorale. Un conto è programmare la spesa regionale attraverso bandi, criteri e priorità generali. Un altro è affidare ai singoli consiglieri una dote da distribuire nei propri bacini di consenso.
I sostenitori della norma parleranno di attenzione ai territori. Di risposte rapide ai piccoli Comuni. Di esigenze spesso dimenticate dalla grande programmazione regionale.
Tutto vero. Ma resta il rischio che quei finanziamenti diventino anche uno strumento per rafforzare il rapporto tra l’eletto e il proprio collegio. Il contributo arriva dalla Regione, ma politicamente avrà un nome, un volto e probabilmente anche una fotografia da pubblicare sui social.
La legge non assegna 100mila euro ai consiglieri. Assegna loro la possibilità di orientare 100mila euro di risorse pubbliche.
È un dettaglio che cambia il diritto, ma forse non cambia la politica. Il rischio è che la programmazione regionale finisca per lasciare spazio a logiche clientelari, dove il finanziamento pubblico diventa anche uno strumento per consolidare il consenso nei territori.
E non ci sarà alcuna contestazione dalle opposizioni. Perché il contributo spetta anche loro. Sì, vero, in maniera ridotta del 50% (50mila euro a consigliere). Ma comunque gli spetta.




















