Michele Mari è uno scrittore scomodo. Lo è sempre stato. Schivo. Allergico ai riflettori. Poco disposto ai compromessi e con un carattere ruvido che negli anni gli ha cucito addosso l’etichetta di intellettuale fuori dagli schemi. Uno di quegli autori che non cercano il consenso. E che, proprio per questo, finiscono spesso per dividere critica, colleghi e lettori.
Un profilo che, nelle settimane precedenti alla finale dello Strega, è tornato al centro del dibattito. Non tanto per il valore del romanzo dato tra i favoriti. Quanto per una polemica che ha rischiato di oscurarne la corsa verso uno dei più importanti premi letterari italiano.
Tutto nasce durante il tradizionale tour degli autori finalisti. La scrittrice Teresa Ciabatti racconta che Mari avrebbe pronunciato alcune frasi nei confronti della compianta Michela Murgia, giudicate offensive e sessiste.
“Era intransigente e violenta, perché era brutta e sfogava così la sua rabbia”. E ancora: “Con i suoi atteggiamenti aggressivi faceva pagare agli altri la sua bruttezza”. Infine: “Tutte le donne insoddisfatte e che non piacciono diventano rabbiose”.
L’episodio scatena immediatamente un acceso confronto nel mondo culturale e sui social, con chi arriva perfino a chiederne l’esclusione dal Premio Strega. Lo scrittore, però, respinge ogni accusa. Sostiene di non aver mai espresso giudizi sull’aspetto fisico di Michela Murgia e parla di una conversazione riportata in modo distorto. Nei giorni successivi chiarisce la propria posizione e spiega di essersi confrontato direttamente con Teresa Ciabatti per ricomporre la vicenda. La Fondazione Bellonci decide di non intervenire, ribadendo che il Premio Strega giudica le opere in concorso e non il comportamento personale degli autori.
Le polemiche, anziché frenarlo, finiscono per accompagnare la sua vittoria. Michele Mari conquista infatti l’80ª edizione del Premio Strega con I convitati di pietra (Einaudi), imponendosi con 190 voti e confermando i pronostici della vigilia.
Il romanzo racconta la storia di un gruppo di ex compagni di scuola che stringono un patto destinato a durare per tutta la vita: ogni anno alimentano un fondo comune che sarà diviso soltanto tra gli ultimi tre superstiti. Un espediente narrativo attraverso cui Mari riflette sul tempo, sulla memoria, sull’amicizia e sul rapporto con la morte. Temi che, ancora una volta, hanno convinto la giuria dello Strega e consacrato uno degli autori più autorevoli della letteratura italiana contemporanea. Mari, lo scrittore scomodo, sale sul gradino più alto del podio del Premio Strega 2026.





















