L’attesa è tutta per l’esame del DNA, l’unico accertamento che potrà stabilire con certezza se il corpo carbonizzato ritrovato nella notte tra sabato e domenica nelle campagne di Bivio Cioffi, a Eboli, appartenga davvero al giornalista Luca Esposito. Nel frattempo, però, sono gli interrogativi a dominare un’inchiesta che, con il passare delle ore, appare sempre più complessa.
Gli investigatori dell’Arma e la Procura di Salerno stanno ricostruendo gli ultimi spostamenti della vittima, analizzando immagini di videosorveglianza, tabulati telefonici e ogni elemento utile a ricomporre le ultime ore di vita del 53enne. Ma è soprattutto la scena del delitto a continuare a sollevare dubbi.
Il particolare che più colpisce è la presenza dell’auto della vittima, rimasta praticamente intatta a pochi metri dal corpo dato alle fiamme. Se l’obiettivo era cancellare ogni traccia dell’omicidio, perché incendiare il cadavere e lasciare invece l’automobile, potenziale contenitore di impronte, tracce biologiche e altri elementi investigativi? È un dettaglio che, almeno allo stato attuale, non sembra trovare una spiegazione logica.
C’è poi un altro interrogativo. Se l’assassino si trovava già a bordo dell’auto insieme a Esposito, quando e dove avrebbe recuperato la tanica di liquido infiammabile utilizzata per incendiare il corpo? È stata portata direttamente sul luogo dell’agguato oppure caricata in un momento precedente? Anche questo particolare potrebbe aiutare a ricostruire la dinamica dell’omicidio.
Sulla scena, inoltre, non sarebbero stati trovati né il cellulare né i documenti della vittima. Il telefono, secondo alcune indiscrezioni investigative, sarebbe stato addirittura riacceso alcune ore dopo il delitto, circostanza che, se confermata, potrebbe fornire elementi importanti agli inquirenti. Si cerca anche di identificare la persona che, secondo le ricostruzioni, avrebbe trascorso con Esposito le sue ultime ore. Un incontro finito male? Un regolamento di conti che si sarebbe trasformato in una trappola mortale?
Il quadro, insomma, è ancora tutt’altro che definito. L’esecuzione richiama modalità tipiche della criminalità organizzata, ma diversi particolari sembrano essere stati lasciati al caso. Inspiegabilmente.
Proprio queste apparenti incongruenze stanno alimentando nuovi dubbi sulla ricostruzione dell’omicidio. Intanto la famiglia continua a sperare che il corpo ritrovato non sia quello di Luca Esposito. Solo il responso del DNA potrà sciogliere il primo, fondamentale nodo di una vicenda che, al momento, continua ad aggiungere interrogativi più che certezze.




















