Il risveglio è agrodolce, tendente all’amaro. Il retrogusto danza a metà strada tra la delusione – forte – per la fine dell’avventura nei playoff e la sensazione che, forse, la Salernitana abbia davvero ottenuto il massimo possibile dalla sua travagliata stagione.
Si torna da Brescia con una sconfitta cocente le cui radici affondano nei minuti di recupero della gara d’andata, ché l’eliminazione è un apostrofo nero tra la rovesciata dell’Arechi e il gol-lampo realizzato da Crespi. Due fendenti ben assestati che hanno lasciato il segno nel difficile lavoro – soprattutto psicologico – portato avanti da Serse Cosmi già nel tunnel dello stadio di casa, nell’immediato dopo partita di domenica sera.
Troppo, davvero troppo per restare indifferenti.
Ed allora l’analisi non può non essere spietata, al di là dei freddi numeri.
La frittata del Rigamonti ha riportato alla luce la muffa strutturale di una squadra il cui limite “storico” è stato da sempre una difesa mai sicura. E poco o nulla lenisce la ferita il fatto che il pasticcio offerto all’attaccante bresciano – ab origine – sia viziato da un fallo non ravvisato dal direttore di gara. Si poteva e si doveva far meglio per evitare sin da subito che la gara di ritorno si incanalasse sui binari che la squadra di Corini sperava di imboccare a partita in corso.
Beccato il gol la Salernitana ha perso immediatamente lucidità e mai, se non in avvio di ripresa con il colpo di testa di Inglese neutralizzato in angolo da Gori, ha dato l’impressione di poterla riprendere.
La stagione si chiude tra le lacrime di molti protagonisti e le parole importanti di Cosmi.
L’uomo del fiume è diventato “uomo del mare”, il legame tra il tecnico umbro e la città di Salerno può e deve rappresentare un punto di partenza dal quale ricostruire senza demolire.
In pochissimo tempo Cosmi ha saputo ricompattare l’ambiente, ha restituito entusiasmo e fiducia nel gruppo e nella tifoseria. L’ex Perugia ha chiaramente fatto capire di essere pronto a proseguire nel solco appena tracciato in questi mesi. Il problema è, però, comprendere chi dovrà chiamarlo per chiedergli di restare per ripartire e vincere il prossimo campionato. L’incognita legata al futuro societario, alle intenzioni del patron Iervolino ed alla sua volontà di volersi “liberare” della Salernitana resta il più grande enigma da risolvere.
Da chi si ripartirà? I 70mila tifosi complessivi portati all’Arechi nelle tre sfide casalinghe dei playoff basteranno – in uno alla voglia di mettersi in gioco del tecnico umbro – per convincere la proprietà a cambiare spartito? E soprattutto: che tipo di progetto si potrà proporre a Cosmi – e Scurto – in vista della prossima stagione?
La risposta può darla solo Iervolino, partendo dalla consapevolezza che questo telaio – arrivato ad appena un punto dal Catania secondo (ma con i se non si fa la storia, tantomeno il cammino verso la promozione in cadetteria) – non va smantellato ma solo perfezionato partendo dalla certezza che buona parte di questo gruppo vorrà riscattarsi dall’amarezza per l’occasione non sfruttata.
Pensare di ripartire da zero, ancora una volta, sarebbe l’ennesimo suicidio imprenditoriale per un club che può tornare ad avere appeal (ammesso che davvero si voglia ancora vendere) solo tornando nel secondo livello nazionale.
Un passaggio, questo, che potrà tornare d’attualità solo stracciando il prossimo campionato di terza serie, il secondo consecutivo dopo un trentennio. Sarà dura, per tutti: ma l’entusiasmo di questa breve ed intensa parentesi post-campionato può essere il giusto innesco per riaccendere nel cuore “corrotto” del patron la scintilla di un amore che da viziato può tornare ad essere passionale.





















