I provvedimenti cautelari hanno riguardato anche altre quattro persone già detenute, tra cui Giovanni e Mario Cortese, padre e figlio, ritenuti vicini proprio ai Di Lauro, che avrebbero fornito ad Apicella la cocaina. Nel corso delle indagini i carabinieri hanno sequestrato un chilo di droga. I reati contestati a vario titolo agli indagati sono l’associazione camorristica, con l’aggravante mafiosa, la tentata estorsione, la truffa, il traffico di droga e il trasferimento fraudolento di valori.
Secondo le indagini Apicella sarebbe il riferimento sul territorio delle fazioni Bidognetti e Schiavone. Il 57enne è infatti cognato dei fratelli Cantiello, Salvatore e Vincenzo, entrambi da anni detenuti, storici luogotenenti di Francesco Bidognetti passati poi con gli Schiavone; ed in virtù della sua carriera criminale, è divenuto reggente di entrambe le fazioni, svolgendo tra le diverse attività illecite anche quella delle truffe con le Rc false. Tra i ventiquattro indagati coinvolti nell’inchiesta ci sono anche due persone specializzate nei raggiri con le assicurazioni false: gli introiti andavano proprio ad Apicella. A questi viene poi contestata anche una tentata estorsione ad un imprenditore titolare di un caseificio: in un incidente sul lavoro morì un cognato di Apicella e il 57enne pretese dall’imprenditore, un ‘ristoro’ di 700-800 mila euro o in alternativa l’assunzione delle figlie del cognato deceduto. Apicella gestiva inoltre indirettamente, tramite prestanome, anche una società di autonoleggio, un modo per eludere le indagini sul suo patrimonio e sui proventi illeciti guadagnati e riciclati.




















