Questa inchiesta comincia da un’intervista. Quella che ha concesso ad Anteprima24 il professore Rocco De Prisco, biologo e ricercatore del CNR, ex direttore del CREA, oggi consulente scientifico e voce pubblica di un territorio che chiede giustizia.
Stamattina il professore ci consegna un dossier che scotta, che fa rabbia, che addolora, che spaventa. Perché a leggere le cifre sulla mortalità, le percentuali sui tumori, le ipotesi sempre più accreditate circa una ipotetica sterilità giovanile ed, infine, i dati sulle già conclamate malformazioni neonatali ci vengono in mente le famiglie, le nostre, i volti, i nostri, le storie, di tutti noi e la disperazione di una comunità privata di benessere e salute.
Quello che si prova quando si apre il dossier del dottor Rocco De Prisco è un turbinio di emozioni forti. Le pagine non sono fredde, come lo sono spesso i dossier scientifici con dati clinici. Questo che abbiamo tra le mani è lo studio trentennale di un territorio, il bacino del Sarno, e di persone che ci vivono, che ci nascono, che ci muoiono.
Il professore, nella sua casa di Nocera Inferiore, parla con dati alla mano, cita le fonti, condivide con noi le date delle ricerche. La sua è stata una vita interamente dedicata alla ricerca. Per salvare le future generazioni.
«Non è più soltanto una questione di acqua sporca. È salute, nascite, vite», esordisce.
Il professore è noto soprattutto per la sua attività scientifica presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il suo curriculum, riportato nelle schede pubbliche e nelle presentazioni scientifiche, parla di una vita dedicata alle eccellenze ortofrutticole della Campania, in particolare nell’area del bacino del Sarno. Pomodoro San Marzano, Cipollotto Nocerino, peperoncino dolce di fiume. Le sue ricerche si concentrano sul valore nutrizionale di questi vegetali e sul miglioramento delle colture con tecnologie innovative e sostenibili.
Ha lavorato sull’agricoltura biologica e sull’uso di microrganismi benefici, come la tecnologia EM, Effective Microorganisms, per ottimizzare qualità e proprietà salutari dei prodotti agroalimentari. Ha ricoperto il ruolo di Direttore presso il CREA. Ha partecipato come esperto in seminari dedicati alla sostenibilità e alla nutrizione.
Ma negli ultimi anni, la sua attenzione si è spostata su un tema diverso e più inquietante. L’area che ha studiato per la sua ricchezza agricola, quella del Sarno, è anche l’area che nelle pubblicazioni mediche è definita «Il Pentagono della Morte». L’area tra Nocera Superiore, Nocera Inferiore, Pagani, Angri e Scafati. Un territorio in cui il dossier scientifico segnala una «persistenza di gravissime criticità sanitarie».
Proviamo ad andare in ordine.
La denuncia: i dati sulle malformazioni
Il professore cita una serie di dati e studi, quali il Registro Tumori Campania, aggiornamenti 2022-2023, Report 2025, Dati ASL, studi SENTIERI, pubblicazioni scientifiche e monitoraggi epidemiologici dal 2012 al 2025.
Il dato più inquietante è quello sulle malformazioni fetali. «I dati scientifici pubblicati non lasciano più spazio a rinvii o sottovalutazioni epidemiologiche: la Provincia di Salerno registra un tasso di malformazioni fetali superiore a quello di Napoli, con picchi di assoluta gravità nell’Agro Nocerino-Sarnese, con focolai acuti a Nocera Superiore, Nocera Inferiore, Angri, Scafati e Mercato San Severino, e nel Cilento».
Il professore sottolinea che le pubblicazioni successive ai dati del 2012 non smentiscono ma confermano il fenomeno. «Le successive pubblicazioni e i monitoraggi epidemiologici effettuati tra il 2012 e il 2025 non fanno che confermare e ribadire la persistenza di tali gravissime criticità sanitarie del territorio».
Le tabelle riportate nel dossier sono impietose. Nell’Agro Nocerino-Sarnese: Nocera Superiore 7,9, Angri 4,8, Nocera Inferiore 4,0, Scafati 4,0, Mercato San Severino 4,0, Pagani 3,2, Sarno 2,4, San Marzano 2,4, Sant’Egidio 1,6. A livello provinciale: Salerno 53,8, Napoli 24,8, Avellino 12,4, Caserta 6,8, Benevento 2,1.
Il capitolo tumori
Il professore non parla di singole malattie, ma di un quadro complesso. Alcune aree campane continuano ad avere mortalità oncologica superiore alla media italiana. Le criticità maggiori riguardano polmone, fegato, vescica, stomaco, colon-retto, tiroide, leucemie e linfomi in alcune zone.
Le fonti indicate sono il Registro Tumori della Regione Campania, gli studi SENTIERI, i report 2025 e i dati ASL.
Nel report 2025, gli uomini colpiti sono soprattutto da tumore del polmone, della prostata, del colon-retto, della vescica e del fegato. Le donne sono colpite soprattutto da tumore della mammella, del colon-retto, della tiroide e del polmone.
La serie 2020-2023 racconta un calo delle diagnosi nel 2020, legato alla pandemia e allo stop degli screening, una ripresa nel 2021-2022 e una stabilizzazione nel 2023. Gli aggiornamenti 2025-2026, secondo il documento, indicano tassi di mortalità oncologica superiori alla media regionale in diversi distretti, con patologie respiratorie e gastrointestinali al primo posto.
Il capitolo malattie rare
Accanto a tumori e malformazioni, il professore inserisce anche il tema delle malattie rare. I dati epidemiologici e scientifici pubblicati, secondo il documento, evidenziano «un trend in costante aumento» nell’incidenza di patologie complesse, croniche e rare in Campania, con picchi concentrati nel bacino del Sarno. «Alcune aree dell’Agro Nocerino-Sarnese si configurano come veri e propri cluster territoriali ad alta densità di patologie», si legge.
Il riferimento bibliografico è al Registro Tumori Rari Campania 2023. Il dossier chiede l’aggiornamento tempestivo, costante e obbligatorio del Registro Malattie Rare, e un rafforzamento della piattaforma SINFONIA, con il sostegno alle famiglie, ai pediatri, ai centri di riferimento.
L’epigenetica, la nota scientifica importante
La spiegazione che il professore propone non è semplificata. In una nota scientifica importante, scrive che gli studi nell’Agro «non dimostrano che ogni tumore derivi dal Sarno», ma «dimostrano però una compatibilità epidemiologica tra contaminazione cronica e aumento di specifiche patologie». Per questo, insiste sul settore dell’epigenetica: «Da tempo l’epigenetica sta cambiando il modo di capire il nesso tra inquinanti ambientali e tumori, ovvero come i geni possono accendere o spegnere questo interruttore».
A basse dosi, diossine, metalli pesanti, PCB, IPA e solventi possono non causare una mutazione immediata, ma «una alterazione epigenetica lenta e cumulativa». Questo spiegherebbe perché alcune persone si ammalano e altre no, perché gli effetti compaiono dopo 20-30 anni, perché si formano cluster territoriali e perché colpiscono bambini e donne in gravidanza.
La sua conclusione scientifica chiede studi longitudinali epigenetici, monitoraggi continui individuali, biobanche territoriali e un’integrazione completa tra Registro Tumori, dati ambientali, genomica ed epigenomica. «Il futuro sarà per chi sarà attrezzato nello studio dell’epidemiologia molecolare ambientale».
L’appello
L’appello del professore è rivolto ai cittadini, a monsignor Giuseppe Giudice, vescovo della Diocesi di Nocera-Sarno, ai sindaci e ai vertici della Regione Campania. Chiede due atti concreti, in base al principio di massima precauzione; estendere immediatamente l’esenzione del ticket per i test genetici e gli screening di diagnosi prenatale a tutte le donne in gravidanza residenti in provincia di Salerno e in particolare nel Bacino del Sarno, come già avviene per la Terra dei Fuochi; istituire un registro straordinario e un monitoraggio permanente delle malformazioni fetali nell’Agro Nocerino-Sarnese. «Non possono esistere nascituri di serie B».
Alla Chiesa chiede di prestare la voce a questo grido di giustizia civica e di sostenere la petizione nelle parrocchie. Ai cittadini e alle associazioni chiede di firmare e far firmare l’appello: «L’inquinamento non è un destino ineluttabile. Abbiamo il dovere morale di difendere i nostri figli prima ancora che vengano alla luce».
Il dossier elenca gli inquinanti monitorati, sversamenti industriali, scarichi conciari e tessili, metalli pesanti, idrocarburi, diossine, PCB, combustione illegale di rifiuti, contaminazione di falde e sedimenti, PM10 e PM2,5. Il collegamento indicato è con diossine e combustioni illegali, benzene e solventi industriali, metalli pesanti, PCB e idrocarburi policiclici aromatici.
La conclusione del professore è una richiesta di responsabilità politica.
«Le evidenze raccolte mostrano come l’esposizione prolungata a contaminanti presenti nelle diverse matrici ambientali, acqua, suolo, aria e catena alimentare, possa rappresentare un importante fattore di rischio per la salute delle popolazioni residenti». Il suo augurio è che il Sarno diventi un laboratorio di rinascita sanitaria, scientifica e sociale, e che il territorio abbia le stesse risorse e le stesse opportunità di risanamento e tutela della salute riconosciute altrove.
Mentre ci congediamo dal prof ci chiediamo se siamo ancora in tempo. Mentre studiamo e pubblichiamo capiamo che c’è sicuramente chi ha voluto che ne perdessimo tanto.















