Tempo di lettura: 3 minuti

Dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, dalla Regione Campania alla città di Salerno, la sensazione è che qualcuno abbia le idee piuttosto confuse. Eppure, fino a pochi giorni fa, il quadro sembrava chiarissimo. Alla Festa dell’Unità di Nocera Inferiore, il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Michele Gubitosa aveva ribadito la volontà di costruire insieme al Partito Democratico un fronte comune progressista capace di rappresentare un’alternativa di governo per il Paese, indicando proprio la Campania come una best practice politica da esportare a livello nazionale.Una linea confermata anche nelle ultime ore dall’incontro tra il segretario regionale del Pd Piero De Luca e Roberto Fico.

Un confronto definito positivo, durante il quale è stata condivisa la necessità di mettere in campo tutte le iniziative istituzionali a difesa del Mezzogiorno rispetto ai rischi dell’autonomia differenziata e della futura manovra di bilancio. Intesa anche sulla necessità di sostenere categorie produttive e fasce sociali più fragili di fronte al caro bollette, all’aumento dei costi dell’energia, dei carburanti e delle materie prime, oltre che sulla necessità di investimenti in sanità, trasporto pubblico, lavoro e tutela ambientale. Fin qui tutto lineare. Pd e Movimento 5 Stelle dialogano, collaborano e costruiscono una prospettiva politica comune. La Campania viene addirittura indicata come modello nazionale.

Poi, però, basta spostarsi di qualche decina di chilometri e arrivare a Salerno perché lo scenario cambi completamente. Nello stesso momento in cui veniva diffusa la nota sull’incontro tra De Luca e Fico, i giornalisti venivano convocati in città per assistere alla presentazione di un’iniziativa politica nella quale il Movimento 5 Stelle, insieme ad Alleanza Verdi e Sinistra e Sinistra Italiana, sceglieva di collocarsi sul fronte opposto rispetto all’amministrazione comunale. Anche qui c’è il Pd. Anche qui c’è un De Luca, Vincenzo. Ma qui il Movimento 5 Stelle non costruisce alleanze, bensì opposizione. E allora la domanda sorge spontanea.

Se la Campania rappresenta davvero la best practice indicata dagli stessi dirigenti pentastellati, se l’obiettivo dichiarato è costruire un percorso comune con il Pd, se Piero De Luca e Roberto Fico condividono battaglie e strategie, perché a Salerno accade esattamente il contrario? Perché ciò che viene presentato come un modello vincente a livello regionale diventa improvvisamente un errore da contrastare a livello cittadino? Naturalmente ogni realtà territoriale ha la propria autonomia e le proprie dinamiche. Ma quando nel giro di pochi giorni, e addirittura nella stessa giornata, si passa dall’alleanza strategica all’opposizione frontale, dal laboratorio politico da esportare nel resto d’Italia alla contestazione della stessa area di governo sul territorio, il rischio è che agli elettori arrivi un messaggio tutt’altro che chiaro. E viene da pensare che la vecchia battuta continui ad attualissima: poche idee, ma molto ben confuse.