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Otto candidati. Un solo obiettivo comune, almeno per sette di loro: impedire a Vincenzo De Luca di chiuderla al primo turno. A Salerno la corsa per Palazzo di Città si annuncia tra le più affollate e imprevedibili degli ultimi anni. Più che una semplice competizione amministrativa, una sfida che assume già il peso di un test politico. Perché il ritorno in campo dell’ex sindaco e governatore della Campania ridisegna gli equilibri e riaccende una partita che sembrava avere contorni più definiti.

De Luca si presenta con una coalizione larga, costruita su liste civiche e forze progressiste, con l’obiettivo di blindare il tradizionale radicamento del centrosinistra salernitano. Progressisti per Salerno, A Testa Alta, Salerno per i Giovani, Davvero Ecologia e Diritti, Insieme per Salerno, Cristiani Democratici e Avanti Salerno Psi compongono un perimetro ampio, pensato per presidiare mondi diversi e consolidare consenso.

Ma il punto politico è un altro. A rendere questa tornata diversa dalle precedenti è la frammentazione.

Sul fronte moderato Armando Zambrano prova a giocarsi la carta dell’alternativa riformista con Azione, Casa Riformista e Noi di Centro. Il centrodestra compatto, invece, affida la sfida a Gherardo Marenghi, sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia Lega e Noi Moderati, con l’ambizione di compattare l’area conservatrice e contendere terreno al centrosinistra.

Alla sinistra deluchiana si colloca Franco Massimo Lanocita, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, con l’obiettivo di intercettare l’elettorato critico. Poi il fronte civico: Elisabetta Barone con Semplice Salerno, Pio De Felice con Potere al Popolo, Domenico Ventura con Dimensione Bandecchi e gli altri protagonisti di una corsa che, proprio per il numero di candidature in campo, rischia di produrre un effetto politico preciso. In campo alle elezioni comunali di Salerno anche la lista Salerno Migliore, che sostiene la candidatura a sindaco di Alessandro Turchi.

Il ballottaggio. È qui che si concentra la vera partita. Più che battere De Luca al primo turno, gli avversari puntano a logorarne il consenso e trascinarlo al secondo turno. Una strategia che, sottotraccia o apertamente, accomuna gran parte degli sfidanti.

L’idea è semplice: l’ampia offerta elettorale può erodere voti, impedire la chiusura immediata della partita e trasformare il secondo turno in un referendum sulla continuità amministrativa.

Ed è questo il dato che rende Salerno osservata speciale. Per l’ex governatore è una prova sulla tenuta di un modello politico che dura ormai da decenni. Per opposizioni e centrodestra è l’occasione per tentare una breccia finora mai davvero aperta. La sfida, in fondo, passa tutta da lì: sette candidati provano a fare massa critica. E a portare De Luca dove finora nessuno è mai riuscito a trascinarlo. Al ballottaggio.