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Non sono bastate ai lavoratori delle Fonderie Pisano — 110 dipendenti storici più i 30 dello stabilimento di Luogosano, anch’esso in attesa di una soluzione — le rassicurazioni della proprietà che per i prossimi venti giorni non verrà avviata alcuna procedura di licenziamento, dopo la chiusura dello stabilimento di Fratte. Proprio davanti ai cancelli ormai spenti, dopo la decisione del Consiglio di Stato che ha dato priorità alla tutela della salute, si è svolta un’assemblea con i rappresentanti regionali e nazionali della Fiom Cgil. Intanto l’advisor strategico del gruppo, Dino Giordano, ha riassunto in una nota i nodi da sciogliere entro dieci giorni, quando la vertenza tornerà sul tavolo del MIMIT alla presenza del ministro Urso.

La vicenda apre una domanda che riguarda l’intero territorio: la Campania vuole ancora ospitare industria metallurgica? Il MIMIT sostiene il progetto, Invitalia è al lavoro e il Consiglio di Stato ha lasciato aperta la strada del riesame. Il Gruppo Pisano, che produce il 2% della ghisa sferoidale nazionale, è pronto a realizzare un nuovo impianto green su 50.000 metri quadrati. Serve solo un’area, in una regione che di siti dismessi ne ha molti, ma che finora non ne ha indicato uno.

Sul piano giudiziario, la sentenza del 18 maggio non chiude definitivamente la partita: conferma la sospensione dell’attività a Fratte, ma consente alla società di presentare adeguamenti tecnici e sospende l’obbligo di dismissione degli impianti, in attesa del giudizio di merito del TAR previsto per l’autunno. Parallelamente, il ministro Urso ha ribadito che il Paese non può permettersi di perdere una realtà produttiva come questa e ha chiesto di accelerare ogni passaggio utile per garantire continuità industriale e tutela dei lavoratori.

Il gruppo non è marginale nella filiera nazionale e ha un progetto industriale definito, sostenuto dal Governo. Ciò che manca è un’area idonea, un elemento che rende difficile spiegare perché la Regione non sia ancora riuscita a individuarne una in provincia di Salerno. Intanto, dietro la vertenza ci sono circa 140 famiglie e un indotto significativo: persone che chiedono lavoro stabile, non ammortizzatori sociali. La cassa integrazione può accompagnare una transizione, ma non sostituire una politica industriale.

Il Gruppo Pisano non chiede assistenza, ma un interlocutore istituzionale capace di assumersi responsabilità. La richiesta è semplice: capire se la Campania vuole o no questa industria. Se la risposta è sì, trovare un’area non è impossibile. Se la risposta è no, almeno lo si dica con chiarezza.