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Suona come un Sos la richiesta avanzata al presidente della regione e agli assessori al lavoro e alle attività produttive inviata dalle segreterie regionali e provinciali della Fiom Cgil i  merito alla vertenza fonderie pisano. Con la chiusura dello stabilimento si spengono gli altiforni ma si riaccende l’emergenza occupazionale per le 100 maestranze. Il sindacato chiede quindi di riconvocare con urgenza tutte le parti coinvolte per trovare soluzioni e risposte dopo il Decreto Dirigenziale Regionale che il 25 marzo ha rigettato il progetto di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), imponendo di fatto la cessazione immediata delle attività dello stabilimento di via dei Greci.

Le organizzazioni sindacali, in una nota inviata alla Regione Campania e datata 27 febbraio 2026, parlano di una situazione “ulteriormente drammatica”, che sta già generando “un clima di cocente emergenza occupazionale” per oltre cento lavoratori diretti, a cui si aggiunge l’indotto. Il rigetto dell’AIA non solo blocca l’operatività dello storico impianto salernitano, ma rischia di compromettere anche il percorso — discusso nel tavolo del 3 marzo — per la realizzazione di una nuova fonderia in area industriale, progetto che le parti sociali considerano essenziale per garantire continuità produttiva e occupazionale.
“Quella continuità oggi è messa in discussione”, scrivono i sindacati, sottolineando come l’interruzione delle attività rischi di far deragliare anche la prospettiva di un nuovo insediamento industriale, da tempo indicato come unica via per coniugare lavoro e sostenibilità ambientale.

Le sigle firmatarie chiedono alla Regione di riconvocare con urgenza tutte le parti coinvolte — istituzioni, azienda, enti tecnici — per individuare soluzioni immediate e scongiurare un impatto sociale che definiscono “non sostenibile per il territorio”.

Secondo le OO.SS., le decisioni assunte non possono “penalizzare il diritto al lavoro di tanti lavoratori e famiglie” né essere “scaricate solo sulle loro spalle”. Da qui l’appello a un’assunzione di responsabilità collettiva, in un momento in cui “la tensione tra le maestranze è in forte aumento” e potrebbe estendersi anche ad altri reparti del gruppo.
La chiusura delle Fonderie Pisano rappresenterebbe, per Salerno e la valle dell’Irno, l’ennesima perdita di un presidio produttivo storico. I sindacati parlano apertamente di un territorio “impoverito”, che non può permettersi ulteriori arretramenti industriali.
La richiesta finale è netta: garantire “una tenuta democratica del confronto” e tutelare “le prospettive di dignità e di vita di tutti, senza distinzioni e senza contrapposizioni”.