Cartelle Imu recapitate a cittadini che non sono più proprietari degli immobili da decenni. Sta accadendo in Pagani, dove negli ultimi giorni numerosi residenti hanno ricevuto avvisi di pagamento per presunte morosità risalenti anche a oltre trent’anni fa. Una situazione che ha generato sconcerto, rabbia e un diffuso senso di ingiustizia.
Secondo le segnalazioni raccolte, le richieste di pagamento riguarderebbero immobili venduti da tempo, in alcuni casi addirittura negli anni Novanta, con cartelle recapitate a persone che non hanno più alcun legame giuridico con quei beni.
Sulla vicenda interviene la consigliera comunale di opposizione Anna Rosa Sessa, che punta il dito contro la gestione della riscossione. “Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di una gestione approssimativa e insensibile dei rapporti tra Comune e cittadini. È inaccettabile che arrivino richieste di pagamento a persone che non sono proprietarie di quegli immobili da una vita. Così si colpiscono famiglie, anziani, cittadini onesti che nulla hanno a che vedere con le somme richieste”.
Nel mirino della consigliera finisce il sistema di riscossione affidato alla Geset, con una richiesta di intervento immediato da parte dell’amministrazione comunale. “Non si può scaricare tutto sui contribuenti, costringendoli a dimostrare ancora una volta ciò che gli atti dovrebbero già certificare. Questa situazione crea solo confusione, ansia e sfiducia nelle istituzioni”.
Secondo Sessa, è necessario fermare subito l’invio indiscriminato delle cartelle e avviare verifiche puntuali. “Chiedo al sindaco e agli uffici competenti del Comune di Pagani di intervenire immediatamente, sospendendo le richieste palesemente errate e avviando una verifica seria e puntuale. Il Comune deve tutelare i cittadini, non perseguitarli con cartelle pazze”.
“Come consigliera comunale di opposizione – conclude – continuerò a vigilare e a dare voce a chi oggi si sente abbandonato. Pagani merita rispetto, trasparenza e un’amministrazione comunale che sappia assumersi le proprie responsabilità”.




















