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Salerno – “Mi sento come un leone in gabbia”. Ruggisce Antonello Venditti: sei mesi dopo l’ultima apparizione sceglie il proscenio dell’Arena del Mare di Salerno per ricominciare. Cercava l’occasione e l’ha trovata nella consegna della consegna del Premio Charlot d’Autore da parte del patron Claudio Tortora. Viene con piacere a Salerno “città straordinaria nella quale torno spesso, anche con il catamarano”. Ribelle d’animo, dice: “Il lockdown ci ha allontanati, ‘ste mascherine sono il nostro burqa; siamo vivi ma un po’ morti. Siamo stati abituati a vivere davanti a uno schermo: appena l’ho capito mi sono ritirato in un silenzio assordante, senza nemmeno una video-diretta facebook”, dice prima di attaccare “laddove ci eravamo lasciati”. Inforca il pianoforte e regala, subito, le emozioni di ‘Sotto il segno dei pesci’. Sotto tutti i posti occupabili sono… occupati: c’è feeling e lui apprezza il format pacato, più da teatro che da concerto. Canta ma, soprattutto, riflette. L’analisi è politica e proprio nella tempesta di passioni e di dinamiche sociali dei suoi anni più fecondi, i ‘settanta, affonda e spiega le genesi dei suoi brani-manifesto. Racconta della censura (alla quale ‘Giulia’ è sfuggita), dell’eroina di ‘Lilli’, degli amici finiti in… banca (‘Compagno di scuola’). Chiude con ‘In questo mondo di ladri’, che così introduce: “E’ l’Inno Nazionale d’Italia…”.