Tempo di lettura: 3 minuti

di Gigi Caliulo

Fuori tempo massimo. Come chi solo dopo un furto decide di rinforzare le misure di sicurezza della propria casa. Con oltre due mesi di ritardo – e con un distacco dalle prime due posizioni che appare non solo incolmabile dal punto di vista meramente numerico ma soprattutto motivazionale – il patron della Salernitana sembra aver deciso di far chiudere l’esperienza in granata di Giuseppe Raffaele.
E credere che la sconfitta casalinga di ieri contro il Monopoli possa rappresentare la ragione principale dell’esonero dell’ex tecnico del Cerignola rischia di far assumere connotati grotteschi, quasi tragicomici alla vicenda.
Raffaele, lo diciamo da tempo, andava esonerato da almeno due mesi. Tante scelte inspiegabili, una clamorosa involuzione dal punto di vista atletico, un’identità di gioco mai realmente trovata, la gestione allegra di uno spogliatoio condizionato dai continui cambi di formazione e dal “tradimento” perpetrato nei confronti di chi aveva tirato la carretta fino alla fine del girone di andata. Quando, è bene ricordarlo a tutti, la Salernitana aveva chiuso ad appena tre punti dalla vetta della classifica.
Paga Raffaele, con un ritardo masochistico che rischia seriamente di compromettere la stagione. Ma a questo punto gli interrogativi aumentano e sono tutti di difficile soluzione. Perché un altro, serio spunto di riflessione riguarda la posizione del diesse Faggiano. Dopo aver ostinatamente difeso la scelta di Raffaele quando già le cose avevano preso una piega anomala (a cominciare dalla batosta di Benevento) l’ex diesse del Catania ha più volte messo sul tavolo la sua idea di cambio tecnico, culminata con il volento diverbio consumatosi nel ventre del Simonetta Lamberti. Un aut aut rimasto inascoltato che, di fatto, ha ridotto il margine di operatività del dirigente granata presentatosi, ieri, in sala stampa a fornire spiegazioni che definire anacronistiche e – per certi versi – gravi è forse riduttivo. Faggiano ha puntato il dito sulle prove offerte dalla squadra, manifestato dubbi e perplessità su quanto prodotto da calciatori scelti da lui e non da altri e scaricato responsabilità che – invece – un dirigente dovrebbe assumersi nei momenti di difficoltà.
Se c’è uno sconfitto in tutta questa situazione, beh, crediamo proprio che sia Faggiano.
Con quale margine di operatività il diesse lavorerà per cercare di rimettere insieme i cocci di una stagione che sembrava poter avere tutt’altro epilogo? Quale linea passerà per il dopo Raffaele?
Come da tradizione consolidata da tre anni a questa parte regna il caos in casa granata. Tanti nomi, diverse soluzioni, troppe anime e pochissima chiarezza. E così tra chi pensa di promuovere il tecnico della Primavera Stendardo, chi suggerisce un profilo di garanzia come Pasquale Marino, chi ipotizza l’arrivo di allenatori “ruggenti” come Possanzini e chi indica in un trainer come Fabio Caserta l’uomo giusto per il riscatto la Salernitana, a sei giorni dalla delicatissima sfida con il Catania (che potrebbe definitivamente decidere la stagione e la griglia dei playoff) si ritrova tanto per cambiare senza alcuna certezza.