Se fosse solo una questione di numeri, una fredda e lucida analisi matematica, probabilmente ogni processo andrebbe affrontato riconoscendo una serie di attenuanti generiche agli imputati.
Ma all’indomani della vergognosa prova di Siracusa il vaso di Pandora è stato definitivamente scoperchiato e in un amen sono emerse tutte le contraddizioni del cammino fin qui condotto dalla Salernitana. La classifica resta sicuramente “positiva” perché i granata rimangono sostanzialmente agganciati al plotone di comando – grazie soprattutto al mezzo passo falso del Catania in quel di Foggia – ma la realtà è soltanto “camuffata” da un bilancio che nasconde – sotto al tappeto – le scorie prodotte da crepe e infiltrazioni che stanno minando da mesi la serenità del gruppo.
E sul banco degli imputati i capi d’accusa più pesanti coinvolgono inevitabilmente il tecnico Raffaele. Il cammino della “sua” Salernitana è stato imbellettato dalle cinque vittorie di fila ottenute in avvio. Quindici punti, media da schiacciasassi: poi gli altri ventitré, conquistati in ben quindici giornate. Una media anonima, ben al di sotto di quanto una squadra che vuole vincere il campionato dovrebbe far registrare. Il meccanismo è inceppato da tempo, qualche colpo di martello, un po’ d’olio e tanta buona sorte hanno permesso al gruppo di restare comunque in alto. E questo, per carità, potrebbe anche essere un vantaggio: una squadra che vuole vincere deve anche “meritarsi” la buona sorte… ma non può pensare di fare leva solo sul caso o sugli episodi. E la Salernitana degli ultimi due mesi – a parte rarissimi sprazzi – ha quasi sempre centrato i propri risultati con sofferenza, garra e fattore C.
Quindi le scelte, il vero punto nodale della questione: Raffaele si è incartato in una serie incredibile di alchimie, modifiche ed adattamenti, culminata ieri nel pasticciaccio del De Simone. Mandando subito in campo i nuovi arrivi Berra, Arena e Carriero, facendo scivolare in panchina chi come Marino e DeBoer lo aveva “aiutato” a restare in vetta, scegliendo addirittura un febbricitante Longobardi anziché dare una possibilità a Quirini ed Ubani, schierando dall’inizio tutti gli attaccanti a disposizione – compreso Ferrari, con un solo allenamento nelle gambe – senza alcuna possibilità di modificare in corso d’opera la prima linea. E poi i mal di pancia di Inglese, Anastasio e Liguori (davvero solo lungodegenti?) ad incorniciare un quadro indiziario tutt’altro che fumoso. L’autodifesa di ieri, dopo il match, ha immediatamente evidenziato la volontà di Raffaele di salvare anzitutto se stesso e poi il gruppo. Un atto che ha lasciato tutti perplessi e che ha sacramentato lo stato di disagio nel quale è piombato l’ex Cerignola.
Il nervosismo in panchina, le scelte scellerate anche in sede di chiamata Fvs, la nuova espulsione del diesse Faggiano… sono tutti segnali di un clima tutt’altro che sereno. Bella serata di ieri dagli ambienti societari è filtrata la decisione di rinnovare la fiducia al tecnico in vista del delicatissimo match di lunedì in casa contro il Cosenza. Una fiducia “a termine” che – sinceramente – appare inutile e addirittura pericolosa. Perché se tutti, anche in seno al gruppo, hanno ormai un’idea chiara su ciò che aspetta Raffaele al prossimo passo falso. Dunque il tecnico è completamente sfiduciato e solo ed ora, dopo le scelte di ieri pomeriggio anche sul piano tattico (completamente sconfessato il lavoro di mesi), non crediamo possa avere più il controllo del gruppo che pure lo ha sostenuto fino alla partita in terra siciliana.
Ma un altro aspetto, altrettanto delicato, fa da corollario alla situazione. Ed è il capitolo legato al completamento della squadra. Sono arrivati tre calciatori (Berra, Arena e Carriero) che certamente non possono essere considerati dei “top player” ma semplicemente elementi di complemento. È evidente che serva uno sforzo importante in sede di campagna trasferimenti per portare in granata almeno tre calciatori in grado di far fare al gruppo il salto di qualità necessario per lottare fino alla fine per il vertice. Serve un difensore, forse due, un centrocampista e sicuramente un attaccante che prenda il posto di Inglese. E queste operazioni si portano a termine solo allargando i cordoni della borsa. Dunque la proprietà deve chiarire, forse più di tutti, le proprie intenzioni: non si può attendere la fine del mercato per completare un organico sicuramente di categoria ma non di primissimo livello. Se si pensa di poter ancora fare affidamento su Raffaele questo è il momento per rinnovargli la fiducia e decidere insieme come puntellare dalle fondamenta il gruppo. Altrimenti sarà solo l’ennesimo brodino ospedaliero da propinare ad una piazza che è stanca di umiliazioni e mortificazioni.
Home Salerno Primo Piano Salerno Salernitana, tutti sul banco degli imputati. E per Raffaele una fiducia “formale”
Salernitana, tutti sul banco degli imputati. E per Raffaele una fiducia “formale”
Tempo di lettura: 4 minuti




















