Forse se c’è una partita in corso, almeno per il primo tempo mentre le squadre raggiungono gli spogliatoi per riflettere, il vantaggio lo ottiene Vincenzo De Luca, almeno quello figurato dell’intraprendenza e del coraggio delle azioni perché ha creduto e continua a credere – nonostante ostacoli e difficoltà – nelle potenzialità della città Salerno e nell’infrastruttura che dovrà sorgere in via Allende, nuova, ristruttura, all’avanguardia. Un dossier presentato per una candidatura e il nome di Salerno che entra a far parte – seppur in una prima fase e con le speranze ridotte al lumicino per i Leopardiani dell’ultima ora per quella successiva – quantomeno di un elenco di 13 città che possono sognare per un po’. Perché se è vero che bisogna sgomitare tra fondi, finanziamenti e conti che non tornano, dall’altro lato la realtà è che sognare porta ancora davanti la cifra “zero”. E se l’Arechi del futuro (si spera, ma non è detta l’ultima parola) non ospiterà gli Europei 2032 poco importa: l’importante è averci provato, anzi averci creduto e essersi impegnati per crescere e per lo sviluppo di una città possibile con il coraggio e l’orgoglio di aver visto – seppur per poche settimane – il nome di Salerno scelto e considerato e non sacrificato sull’altare dei “lo avevamo detto che era un buco nell’acqua”. Perché oltre prestigio, per i Comuni chiamati a rispettare i requisiti UEFA per la sola candidatura ufficiale – a prescindere dalla scelta finale – è il primissimo importante passo, indipendentemente dal rientrare poi nell’elenco dei cinque stadi italiani che ospiteranno EURO 2032. Secondo quanto stabilito dal Governo italiano dalla Legge Stadi, infatti, gli impianti (nuovi o ristrutturati) che non saranno presenti nella rosa dei cinque finali potranno comunque accedere a contributi economici di natura pubblica. E – a quel punto – nonostante l’Arechi sia appeso ad un filo, Vincenzo De Luca (forse) avrà comunque trovato una strada.
Salerno sogna ancora gli Europei
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