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C’è una Bagnoli contro l’America’s Cup, ed è quella dell’anima operaia, dei residenti storici. L’opposto dei “colletti bianchi di Vomero e Posillipo”, come li chiama l’attivista Aldo Amoretti. Il ceto di cui si teme la colonizzazione, sull’onda del grande processo di trasformazione urbana. Stamattina 500-600 persone hanno partecipato alla nuova protesta, in viale Campi Flegrei. A radunarle è stata ancora la sigla “Bagnoli in formazione”, sotto cui si riuniscono comitati come Mare Libero ed altri, associazioni, realtà sociali. “Senza nessun confronto, tantomeno trasparenza, sono iniziati i lavori per la Coppa America che dovranno essere consegnati ad aprile” dichiarano i promotori. “Prevedono tra l’altro il dragaggio dei fondali – aggiungono – per i campi base da organizzare sulla colmata senza alcuna effettiva bonifica”. I movimenti paventano “un’operazione pericolosa”, per la possibile presenza di “inquinanti cancerogeni” nei fondali. A detta loro, così potrebbero essere rimessi “in circolo aggravando l’inquinamento dello specchio d’acqua antistante Coroglio e Bagnoli”, estendendolo “a tutto il golfo di Pozzuoli”. Senza contare l’antica “promessa di bonificare e ripristinare la linea di costa e restituirla alla libera balneazione di tutti”, anch’essa a rischio di “essere seppellita”.

Scenari foschi, nelle previsioni dei comitati. “Con l’alibi dell’America’s Cup, una competìzione per soli ricchi senza nulla di sportivo – accusano gli attivisti -, Manfredi e Meloni hanno cancellato, grazie al consenso unanime delle forze politiche, l’elemento centrale del piano regolatore comunale che prevedeva la rimozione e la bonifica della colmata”. Molto delle proteste ruota intorno alla richiesta di chiarezza. “Non esiste ancora un progetto pubblico e chiaro – dicono -, non sono pubblici i termini dell’accordo tra governo e organizzatori dell`evento”. All’assemblea pubblica di stamattina, il malcontento serpeggiava. “Praticamente – afferma Amoretti – non conosciamo il progetto di fattibilità, il progetto esecutivo, anche le modalità. E poi iniziano i lavori”.

Quindi dietro i lustrini dell’America’s Cup, cova un malessere a Bagnoli. Un’area che porta i segni dell’inquinamento industriale, incisi nella storia familiare di tanti. “Il quartiere, il territorio – spiega Amoretti -, sentono questa cosa come una prepotenza. Cioè vengono a casa tua, si pigliano la casa e ti cacciano”. In piazza anche gli attivisti della Rete NoBox – Diritto alla città. A fine manifestazione, parlano di “lotta di resistenza da parte di cittadini, comitati ed associazioni contro il progetto Manfredi-Meloni”. Puntano il dito contro “il “grimaldello” America’s Cup”, con cui si intenderebbe “accelerare e sottrarre al necessario controllo democratico e popolare il futuro di Bagnoli”. Anche i NoBox sono al lavoro su vari dossier, attraverso i loro tecnici. E denunciano lo stravolgimento dei piani originari per Bagnoli, dove non sorgerebbero né “una grande area verde pubblica”“una spiaggia libera”. Al contrario, si “vedrà unicamente l’utilizzo di enormi fondi pubblici per il ‘successo’ di un evento sportivo che lascerà ai bagnolesi un porto per mega yacht , un hub nautico e alberghi e ristoranti per un totale di 1600000 mc di cemento”. Ma a quanto annunciato oggi, le proteste sono solo all’inizio.