Monitoraggi Arpac per i lavori in corso a Bagnoli, l’agenzia regionale annuncia la decisione di “incrementare la frequenza dei campionamenti volti alla ricerca di fibre aerodisperse” e di estenderli “anche alle altre matrici coinvolte nella realizzazione delle opere“.
Dopo aver effettuato un accesso agli atti, giorni fa l’associazione Cittadinanza Attiva in difesa di Napoli aveva attaccato l’Arpac, tra l’altro, proprio per la frequenza dei controlli sulle fibre di amianto nell’aria, giudicandola del tutto insufficiente.
“Nell’ambito delle attività di monitoraggio svolte da Arpac, tese alla verifica della corretta attuazione del Piano di Monitoraggio Ambientale del progetto “Opere necessarie all’esecuzione della 38th America’s Cup presso il sito di Bagnoli” – recita il report dell’agenzia di protezione ambientale della Campania – il Dipartimento di Napoli ha implementato campionamenti di aria ambiente finalizzati al monitoraggio delle fibre aerodisperse di amianto, la cui fase analitica è stata eseguita dal Dipartimento Provinciale di Salerno Centro Regionale Radioattività e Laboratorio Regionale Amianto.
Attualmente non esistono norme europee o nazionali che definiscano i livelli di concentrazione di fibre di amianto in aria outdoor“.
Secondo l’Arpac, “le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Who Air Quality Guidelines for Europe, 2000) affermano che “non è possibile definire un livello di esposizione sicuro all’amianto, poiché non si conosce una soglia al di sotto della quale il rischio sia assente.
L’esposizione dovrebbe pertanto essere mantenuta al livello più basso possibile” Sebbene non sia un valore indicato dall’Oms, è prassi fare riferimento al valore di 1 fibra al litro come rappresentativo dell’esposizione media della popolazione.
(…) In mancanza di un supporto normativo specifico per i monitoraggi outdoor e per quanto disponibile nelle risorse analitiche attuali di Arpac, è stato preso a riferimento il Dm 06/09/94 “Determinazione quantitativa delle concentrazioni di fibre di amianto aerodisperse in ambienti indoor “(…).
Il risultato finale analitico viene espresso in termini di numero di fibre per litro d’aria (ff/L), (con limite di quantificazione pari a 0.421), secondo il criterio di conteggio che prevede di considerare ogni particella di forma allungata avente lunghezza superiore a 5 micron, diametro inferiore a 3 micron e rapporto lunghezza diametro superiore a 3:1″.
Le postazioni di prelievo “sono state individuate nelle immediate adiacenze dei due laboratori mobili Arpac – prosegue il report -, posti per il monitoraggio della Qualità dell’Aria installati in Bagnoli presso parcheggio di pertinenza di Città della Scienza ed in Via Coroglio, tanto anche per consentire dati confrontabili nel tempo campionati in postazioni fisse e definite”.
In sostanza “il valore di 1,67 ff/L (fibre per litro) emerso dal prelievo dello scorso 18 giugno fa riferimento alla rilevazione delle fibre aerodisperse, con una tecnica che permette il conteggio di fibre di qualsiasi natura presenti”.
Sulla base, “dunque, del valore ritrovato su uno dei campioni finora prelevati, in accordo con Asl, ha disposto di incrementare la frequenza dei campionamenti volti alla ricerca di fibre aerodisperse e inoltre di estendere i campionamenti anche alle altre matrici coinvolte nella realizzazione delle opere”. Sulla base dei risultati, “che verranno pubblicati nella sezione tematica del sito arpacampania.it, si potrà valutare l’esecuzione di ulteriori indagini”.
Dal canto suo, Cittadinanza Attiva in Difesa di Napoli “esige un monitoraggio continuo e giornaliero, poiché – spiega l’associazione – un controllo mensile è statisticamente irrilevante per la tutela della salute pubblica”. La sigla civica inoltre chiede “di stabilire ufficialmente un limite certo di concentrazione: superata tale soglia, devono scattare in automatico lo stop immediato ai lavori e l’adozione di tutte le misure di precauzione necessarie, inoltre le analisi devono essere trasparenti e pubblicate con cadenza almeno settimanale”.



















