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di Benedetto De Vivo* e Maurizio Manno**

In precedenti articoli su Anteprima24, uno di noi (B. De Vivo) è intervenuto varie volte con punti di vista tecnico-scientifici su vicenda di operazioni in corso su ex sito industriale dismesso di Bagnoli (definito brownfield site in letteratura scientifica internazionale). Rimandiamo quindi a tali interventi: De Vivo (2024 a, b; 2025 a, b).

Sul tema della bonifica di Bagnoli, anche alla luce delle recenti informazioni, come comunicate dal Sindaco Manfredi in Consiglio Comunale di Napoli (24/9/2025), abbiamo discusso in un capitolo di carattere tecnico/scientifico su libro internazionale in pubblicazione da Elsevier (De Vivo et al., 2026, in stampa). Ovviamente non spetta a noi entrare nel merito di decisioni di carattere politico, e tantomeno in quelle, ad esse collegate, di carattere economico. Ci focalizziamo, invece, nella sintesi che segue, solo sugli aspetti tecnico/scientifici della vicenda in corso, in particolare sulle metodiche più sicure ed efficaci da utilizzare per la bonifica e sui potenziali rischi per la salute dei cittadini che si potrebbero determinare a seguito di scelte tecnico-scientifiche non ottimali circa la metodica da utilizzare.

In precedenti nostri interventi sono state illustrate le due migliori tecnologie oggi disponibili a livello internazionale. Quella del Desorbimento Termico In-Situ (Istd) e quella Ex-Situ (Estd), tecniche che operano sostanzialmente allo stesso modo: entrambe riscaldando i contaminanti organici fino a quando non si volatilizzano, separandosi così dal suolo. Per una descrizione esaustiva di Istd e Estd rimandiamo a: Baker & Kuhlman (2002), Khan et al. (2004), The United States Environmental Agency (2017), Zhao et al. (2019), Xu & Sun (2021) e De Vivo B. (2024b; 2025a, b).

Nel sopracitato Consiglio Comunale, il prof. Manfredi, ha dichiarato che la necessità tecnica impone la non rimozione della Colmata (in violazione della Legge – n.582 del 18/11/96 – che ne avrebbe invece imposto la rimozione, con relativa ricostruzione della spiaggia pubblica). Si tratta di una decisione politica, non tecnica. La Colmata potrebbe in realtà essere facilmente rimossa (come previsto dalla Legge) dopo aver eliminato Ipa, pcb e Idrocarburi Totali con trattamento di Desorbimento Termico In-Situ (Istd) e utilizzando poi i terreni bonificati per la copertura delle aree interne. Se, d’altra parte, decisioni politiche dovessero imporre che la Colmata non debba venir rimossa, sia le aree interne che i sedimenti marini antistanti la Colmata potrebbero anch’essi essere  bonificati utilizzando l’Istd.

In ogni caso, sulla base delle dichiarazioni del Sindaco, sembra che non verrà effettuata alcuna bonifica nell’area della Colmata, ma solo la messa in sicurezza, coprendola con una platea impermeabile su cui è prevista la costruzione di strutture necessarie per l’America’s Cup. Sembra quindi che la bonifica della Colmata stessa verrà effettuata dopo la fine dell’America’s Cup. Questa scelta appare tuttavia incomprensibile. Se la decisione di mettere in sicurezza l’area della Colmata è stata già presa, perché non fare un intervento definitivo? Successivamente all’impermeabilizzazione permanente della superficie della Colmata (prevista attualmente solo come misura temporanea) e poi all’”isolamento/tombamento” dell’intera area, sarebbe infatti possibile costruire sul lato mare  una barriera fisica permanente (palancole) per impedire la migrazione in mare e, quindi, nei sedimenti marini, degli inquinanti organici presenti (Ipa, Pcb, Idrocarburi Totali). Una volta “tombata” la Colmata, i sedimenti marini potrebbero essere bonificati mediante Istd, una tecnica già utilizzata a questo scopo in Danimarca.

Per quanto riguarda in particolare la tecnica di bonifica da utilizzare, sembra tuttavia che sia già stata programmata l’Estd (non siamo a conoscenza delle stime dei costi) per tutti i suoli di Bagnoli. Una società internazionale, specializzata in tecnologia di Istd e Estd, ha indicato un costo totale approssimativo, per la Tecnologia Istd, di circa 120 milioni €, rispettivamente 60 milioni per l’area della Colmata e 60 milioni per i sedimenti marini a fronte della Colmata. Per i suoli a monte di Colmata e per sedimenti marini più a largo di Colmata fino al Golfo di Pozzuoli sempre con Istd, si potrebbe fare solo una valutazione, prendendo a riferimento, i costi indicati per la superficie dell’area della Colmata. Pensiamo sia, in questa fase, un esercizio inutile.

Considerazioni su rischio tossicologico/sanitario per i residenti

L’area di Bagnoli, su cui si pianifica di procedere con Estd (e non con Istd) e per cui è prevista una massiccia movimentazione di terreni pesantemente inquinati da Ipa e Pcb, è adiacente al mare del Golfo di Pozzuoli. È facilmente prevedibile, che Ipa e Pcb, attualmente relegati nei suoli e nei sedimenti marini, se mobilizzati in area prospiciente il mare, possano diffondervisi. Gli Ipa, combinandosi con il cloro (Cl), producono dei derivati, gli Ipa clorurati, che sono più tossici dei composti d’origine. In particolari condizioni (combustione incompleta) possono formarsi diossine, sostanze notoriamente cancerogene/mutagene. Inoltre, gli stessi Ipa e Pcb, se si combinano con lo stagno (Sn) o il mercurio (Hg), formano sostanze altamente tossiche: rispettivamente il Dibutil- e Tributil-Sn e il Metil-Hg. Lo stagno, un elemento di per sé dotato di bassa tossicità, è sempre presente nelle rocce del vulcanismo napoletano, unitamente al berillio (Be) e al tallio (Tl), mentre il Hg è più legato a processi di idrotermalismo (come è il caso dei Campi Flegrei). Circa 20 anni fa uno degli autori della presente nota (B. De Vivo), ha riscontrato nei sedimenti marini antistanti i cantieri navali di Castellammare la presenza di Dibutil- e Tributil-Sn (lo Sn è presente nelle rocce vulcaniche sia del Vesuvio che dei Campi Flegrei).

Gli effetti tossici per l’uomo conseguenti l’inquinamento marino è un’eventualità ben documentata in letteratura. Ricordiamo un caso classico, negli anni ’50 e ‘60, di grave inquinamento ambientale prodotto dalla combinazione di composti organici con Hg, nella Baia di Minimata, Giappone. L’inquinamento, di origine industriale, provocò la malattia di Minamata, scoperta per la prima volta nel 1956, determinò gravi intossicazioni negli abitanti e fece incrementare notevolmente l’incidenza di decessi per cancro nella popolazione della Baia (Timothy, 2001). Fu causata dal rilascio, dal 1932 al 1968, di Metil-Mercurio nelle acque reflue da parte dell’industria chimica Chisso Corporation. Il Metil-Hg, altamente tossico e cancerogeno, si accumulò nei molluschi, nei crostacei e nei pesci della Baia, entrando nella catena alimentare e causando così l’avvelenamento degli abitanti del luogo, inclusi numerosi decessi. Si intervenne sulle sorgenti dei composti organici, chiudendo l’industria chimica Chisso Corporation e vietando del tutto la pesca nella Baia di Minamata. I danni ambientali e sulla salute della popolazione sono persistiti per decenni e continuano ancora oggi ad avere effetti, anche sociali, sulle comunità locali.

La rilevanza di queste considerazioni rispetto ai programmi di bonifica del sito di Bagnoli, pur oggettivamente distanti, nello spazio e nel tempo rispetto al contesto di specie, risiede nel fatto, oggi consolidato, che il patrimonio di conoscenze tossicologiche acquisite dai disastri ambientali pregressi fanno parte del bagaglio di informazioni utili e necessarie per conseguire scelte lungimiranti e prudenti, oltre che rispettose della Legge. La valutazione del rischio sanitario per la popolazione residente o lavorativa e, quindi, per definizione, potenzialmente esposta, per motivi residenziali e/o occupazionali, all’assorbimento di livelli di contaminanti tossicologicamente rilevanti impone, prima di qualsivoglia decisione operativa, di considerare tutti i possibili scenari di rischio, anche i più improbabili ancorché possibili. A tal riguardo assumono particolare significato le diverse modalità di esposizione compatibili con le attività residenziali, commerciali e balneari presenti e future sul sito di Bagnoli, ovvero quelle per inalazione, ingestione ed esposizione cutanea.

Sia Istd che Estd possono potenzialmente produrre inquinanti atmosferici secondari, come le diossine che si formano durante la distruzione termica dei gas di scarico contenenti molecole organiche come IPA e PCB in presenza di cloro. La tecnologia Estd è più versatile e può trattare contaminanti meno volatili, ma richiede scavi e trasporto del terreno, che comportano un rischio maggiore di inquinamento atmosferico (formazione di diossine, per i cittadini che vivono nelle aree circostanti il sito contaminato se non vengono progettati e implementati adeguati controlli ingegneristici e sanitari). La pratica ingegneristica di bonifica richiede un’attenta pianificazione e giudizio, soprattutto quando si bonificano discariche di rifiuti, come la Colmata, situate in prossimità di un’area densamente popolata e adiacenti alla costa. Tale rischio è comunque molto più elevato durante gli scavi e i movimenti del terreno necessari per Estd. Negli ultimi 20 anni, l’Estd è quasi ovunque vietato se i siti da bonificare sono in prossimità di aree urbanizzate. Nel caso di Bagnoli, il sito industriale dismesso è parte integrante della Città di Napoli, con l’aggravante di essere localizzato in riva al mare (con conseguente incremento di rischi per la salute umana a seguito di balneazione). Nelle aree urbanizzate viene infatti generalmente privilegiato l’Istd.

Per determinare quale opzione sia più conveniente per la Colmata, sarebbe necessario sviluppare prima progetti concettuali per ciascuna delle due opzioni, Istd e Estd, ciascuno concepito per raggiungere gli stessi obiettivi di bonifica, garantendo però al contempo adeguati livelli di sicurezza per la salute umana e dell’ambiente durante e dopo la bonifica.

Una soluzione assolutamente da non tentare è, comunque, il dragaggio di sedimenti marini, fortemente contaminati da Ipa, Pcb e Pesticidi organoclorurati (Ocp) (Minolfi et al., 2018). Le dichiarazioni del Sindaco Manfredi, indicano tuttavia che il dragaggio sia già programmato sul fronte della Colmata. Il dragaggio di sedimenti marini, fortemente contaminati da Ipa, Pcb e Ocp, causerebbe l’amplificazione del disastro ambientale in tutta la Baia di Bagnoli, fino al Golfo di Pozzuoli, dove sono registrati comunque elevati superamenti delle soglie limite di Legge (Dm 56/09) per Ipa Totali e 15 Congeneri e per Pcb totali – con plumes di dispersione immediatamente al largo della Colmata da 100 volte (nel Golfo di Pozzuoli) a 1.000 volte (nella Baia di Bagnoli) più elevati, (Minolfi et al., 2018), col rischio di dover vietare del tutto la pesca sia nella Baia di Bagnoli che nel Golfo di Pozzuoli. Nella Baia di Bagnoli, oltre che per Ipa e Pcb, si registrano anche valori elevati per 24 congeneri di Ocp (Pesticidi). NB: La campionatura e le analisi, da cui sono derivate le mappe di distribuzione in Minolfi et al (2018) furono eseguite fra Novembre 2004 e Marzo 2005, da Icram/Ispra.

Sulla phytoremediation, una tecnica sperimentale basata sull’uso di piante per la decontaminazione di suoli inquinati, presentata come una innovazione ma in realtà ben nota nell’esplorazione mineraria da decenni, non c’è molto da dire.  Riguarda solo alcuni specifici metalli (es. Zn e Cu) e con ben precise limitazioni. NON esiste comunque alcuna specie vegetale che possa assorbire tutti i contaminanti, siano essi inorganici o organici. In più, Ipa e Pcb sono recalcitranti, alias non vanno in soluzione, quindi sono assolutamente non “estraibili” con phytoremediation, e comunque certamente non con piccoli arbusti con radici di pochi cm, visto che IPA, PCB, Idrocarburi Totali, nel sito di Bagnoli, si trovano fino a 5 m di profondità (De Vivo, 2025b).

Ciò detto, il problema di inquinamento da metalli non esiste a Bagnoli (De Vivo et al., 2021; 2024): i metalli (NB: non esiste chimicamente la categoria dei metalli pesanti!) sono, o naturali (da sorgenti idrotermali) (Lima et al, 2001, 2003), o industriali (da loppe e scorie di altoforni). Quelli naturali (da sorgenti termali) non sono bonificabili: si tiene semplicemente conto dei valori background, naturali (vedi Legge Ambientale). Quelli di origine industriale sono ossidati, alias non sono bio-disponibili, quindi di scarsa rilevanza per la salute umana (rimandiamo a De Vivo et al., 2026, in stampa).

Concludendo, sulla base dell’evidenza disponibile in letteratura e di quella raccolta sul campo, nell’arco ormai di un trentennio dalla dismissione degli impianti industriali ad oggi, il desorbimento termico in-situ appare la metodica più indicata per la bonifica o, per meglio dire, ribonifica del sito di Bagnoli (De Vivo et al., 2021) ed in particolare dell’area relativa alla Colmata.

*Già Prof. Ordinario di Geochimica Esplorativa e Ambientale, Univ Napoli Federico II; Adjunct Prof presso: Virginia Tech, Blacksburg, VA, USA; Nanjing University, Nanjing, Cina; Hubei Polytechnic University, Huangshi, Cina. 2019 Gold Medal Award dell’Association of Applied Geochemistry; 2020 International Research Award as Innovative Researcher in Applied Geochemistry (by RULA AWARDS & IJRULA).

**Già Prof. Ordinario di Medicina del Lavoro, Università degli Studi di Napoli Federico II.