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Doveva essere un giorno diverso.  Uno dei più belli di un adolescente. Il giorno dei 18 anni, della maggiore età.
Un giorno pieno di emozione, di quei sorrisi che arrivano prima ancora di spegnere le candeline e che si aspetta con trepidazione. Il diciottesimo compleanno rappresenta una soglia, un confine che si supera correndo, come fanno i ragazzi quando la vita sembra tutta da divorare.

E invece no. Per Giuseppe Cutillo e la moglie Rosa Picariello, questo giorno è diventato un appuntamento col silenzio, un richiamo che stringe il cuore. È il giorno in cui, da tre anni, il tempo si ferma più che mai a a ricordare Maria Antonietta. Una figlia che  non cammina più al fianco della sua famiglia ma li guarda e li guida dal cielo. Una figlia che continua il suo viaggio altrove, in un luogo che si può solo immaginare.

Doveva essere il giorno più bello della tua vita, e invece è andato tutto diversamente… Non mi farò mai una ragione.”, scrive papà Giuseppe allo scoccare della mezzanotte del 14 novembre. E mamma Rosa postando una foto dell’amata figlia: “Eccoti qua con i tuoi meravigliosi occhioni e la voglia di scherzare di sempre a sfilare tra le strade del paradiso illuminate a festa solo per te dolce amore mio. Sei la stella più luminosa di tutto il cielo”.

Frasi che non cercano spiegazioni, perché quando si perde un figlio non esistono risposte. È una dichiarazione che accoglie l’assurdo e lo rende parte del quotidiano, come fanno tutti i genitori che sopravvivono alla più innaturale delle separazioni.

Maria Antonietta aveva tanti sogni, e come tutti i sogni dei giovani, era grande nella sua semplicità. Desiderava luci, musica, vedere il mondo, aprire le mani e riempirle di orizzonti.
Forse il viaggio più grande lo ha iniziato da sola, troppo presto, in un modo che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Eppure Giuseppe, nella sua dedica, trova spazio per un pensiero che consola, anche se appena, anche se non abbastanza:
“Siamo certi che in questo momento, in questo giorno, sei nel posto dove tu desideravi stare.”

È un’immagine che scalda e ferisce allo stesso tempo: Mary che cammina in un luogo dove il dolore non arriva, dove forse esistono strade che portano a tutti i sogni mai realizzati, dove il tempo è gentile e non ruba nulla.

Oggi, nel giorno che avrebbe segnato la sua maggiore età, Giuseppe e Rosa n celebrano una festa, ma custodiscono un ricordo. Ricordano la voce di Maria Antonietta, il modo in cui si avvicinava alla vita, le sue risate, le sue attese, le sue piccole ribellioni, i suoi gesti quotidiani che riempivano la casa.

Non dimenticano nemmeno gli amici stretti di Mary che hanno decorato il luogo dove è costodita Mary di fiori, palloncini e dediche per celebrarne i 18 anni. Poi la lantera volata su in cielo fino a raggiungerle la stessa più bella che c’è, prendendo di nuovo in prestito le parole di mamma Rosa.

Perchè il lutto ha trasformato tutto, ma non ha intaccato l’amore: quello rimane, resiste, cresce. E così, ogni anno, il compleanno di Maria Antonietta diventa un ponte invisibile tra chi è rimasto e chi se n’è andata.

Oggi quel ponte si illumina con un augurio semplice, che chi l’ha amata le dedicano da tre anni. Una frase che non chiede nulla, che non pretende nulla, che è solo ciò che è: un atto d’amore puro, assoluto, irrevocabile. “Auguri amore nostro.”
Parole che non hanno bisogno di altro. Parole che raggiungono lontano, molto più lontano di quanto gli occhi possano vedere.