“Ciao Francesco Pio Valda. Anch’io sono vissuto in un quartiere di periferia come il tuo. La mia famiglia è povera e come te amavo le cose belle. Avevo due possibilità: cedere alle lusinghe della malavita o andare a lavorare… ho scelto di andare a lavorare e mio sogno nel cassetto era di diventare pizzaiolo e ora avrò 18 anni per sempre”. Se fosse ancora vivo sarebbero queste le parole che Francesco Pio Maimone rivolgerebbe a colui che l’ha ucciso mentre con un gruppo di cari amici mangiava noccioline davanti a uno dei tanti chalet del lungomare di Napoli. Ad immaginarle e condividerle è suo padre, Antonio Maimone a cui oggi Francesco Pio Valda, in videocollegamento dal carcere dove è detenuto, ha chiesto scusa per quello che ha fatto, per la sua reazione, per i colpi di pistola esplosi solo per un paio di scarpe sporcate. “Anche oggi ho ascoltato con dolore le parole di Valda, – dice Antonio Maimone – un dolore che cresce così tanto da diventare insostenibile. Anche oggi Valda ha ripetuto le sue scuse e anche oggi ripeto alcune considerazioni che mi portano a ritenere Francesco Pio Valda non credibile”.
“Oggi, – continua Maimone, presente in aula con la figlia – mentre ascoltavo il discorso di Valda, avrei tanto desiderato udire la voce di mio figlio che in un confronto con Valda potesse esprimere pensieri, fatti ed emozioni: ecco perché voglio dare voce a Pio.
“Amavo la Vita, amavo la mia Famiglia , amavo i miei amici – dice Antonio Maimone parlando per il figlio – come te amavo le cose belle: le scarpe nuove e firmate, il motorino, i divertimenti ho scelto di andare a lavorare: all’età di undici anni lavavo i bidoni della spazzatura per racimolare 20 euro; poi ho fatto altri mestieri: il muratore, il fruttivendolo, l’idraulico, il fabbro, ho imparato addirittura ad aggiustare le lavatrici; infine ho fatti il rider mentre con mia sorella ho conseguito l’attestato di pizzaiolo con cui avrei aperto la pizzeria con le mie sorelle grazie al Progetto ‘Io Resto al Sud'” .
“Anche la mia vita non è stata semplice, ma io ho scelto l’impegno e l’onestà – dice ancora Antonio Maimone parlando per Francesco Pio – le nostre scelte sono state diverse, purtroppo. Le tue scelte sono state causa della mia morte: proprio io che amavo tanto la Vita”. “Ho sempre odiato le armi perché ho sempre saputo che il rispetto non si compra con un’arma. Le ultime mie parole sono rispetto e amore per la vita”, concludono Antonio e Francesco Pio Maimone.
“Oggi, – continua Maimone, presente in aula con la figlia – mentre ascoltavo il discorso di Valda, avrei tanto desiderato udire la voce di mio figlio che in un confronto con Valda potesse esprimere pensieri, fatti ed emozioni: ecco perché voglio dare voce a Pio.
“Amavo la Vita, amavo la mia Famiglia , amavo i miei amici – dice Antonio Maimone parlando per il figlio – come te amavo le cose belle: le scarpe nuove e firmate, il motorino, i divertimenti ho scelto di andare a lavorare: all’età di undici anni lavavo i bidoni della spazzatura per racimolare 20 euro; poi ho fatto altri mestieri: il muratore, il fruttivendolo, l’idraulico, il fabbro, ho imparato addirittura ad aggiustare le lavatrici; infine ho fatti il rider mentre con mia sorella ho conseguito l’attestato di pizzaiolo con cui avrei aperto la pizzeria con le mie sorelle grazie al Progetto ‘Io Resto al Sud'” .
“Anche la mia vita non è stata semplice, ma io ho scelto l’impegno e l’onestà – dice ancora Antonio Maimone parlando per Francesco Pio – le nostre scelte sono state diverse, purtroppo. Le tue scelte sono state causa della mia morte: proprio io che amavo tanto la Vita”. “Ho sempre odiato le armi perché ho sempre saputo che il rispetto non si compra con un’arma. Le ultime mie parole sono rispetto e amore per la vita”, concludono Antonio e Francesco Pio Maimone.



















