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Parcheggio di via Bonito, arriva lo stop del Tar Campania. La quarta sezione ha accolto un ricorso cautelare, sospendendo il permesso a costruire, rilasciato dal Comune di Napoli alla Simona House Holding srl. A firmare l’istanza alcuni residenti di San Martino e la rete sociale No Box – Diritto alla città. Sul terreno privato, da alcuni mesi sono iniziati i lavori. Opere per realizzare un parcheggio a raso per 64 auto e 8 motocicli, tuttavia contestate dagli ambientalisti. Una protesta sfociata anche in un esposto alla Procura di Napoli.

La decisione del Tar è stata adottata “considerato che – afferma l’ordinanza -: la controversia involge questioni complesse, meritevoli di approfondita trattazione nel merito; nelle more della celebrazione dell’udienza pubblica ed in esito al giudizio di bilanciamento dei contrapposti interessi, è opportuno mantenere la res adhuc integra, onde scongiurare l’irreversibile trasformazione del suolo, peraltro già avviata”. Il provvedimento collegiale fissa l’udienza pubblica alla data del 18 marzo 2026. Compensate tra le parti le spese della fase cautelare.

In una nota, la rete No Box ricorda una petizione online, con 785 firme contrarie al progetto. “Recentemente la Simone House Holding srl (proprietaria dell’area) – afferma l’associazione – si era rivolta all’arch. Luigi De Falco (ex assessore all’urbanistica del Comune di Napoli, nonché presidente regionale di Italia Nostra) per la redazione di un nuovo progetto che non prevedeva più i box interrati bensì un parcheggio a raso. Una sorta di aggiramento dell’ostacolo, per cui si superavano i rischi derivanti da un profondo scavo e, con una fuorviante operazione di greenwashing, si prevedeva la realizzazione di un vigneto e sotto le viti le auto in bella mostra”. Dolendosi di come l’ordinanza del Tar giunga “purtroppo in una fase avanzata dei lavori”, si sottolinea comee “la gioia di questa prima vittoria” sia “offuscata dall’immagine del deserto che si è creato in questa piccola oasi verde di San Martino”. I No Box, tuttavia, confidano “che l’approfondimento delle indagini riconosca come definitive le ragioni che hanno spinto cittadini ed associazioni ad opporsi all’ennesima operazione di consumo di suolo a beneficio di meri interessi economici”.

 

IL PROGETTISTA: “TUTTO CONFORME AL PIANO REGOLATORE”

Il Tar ha sospeso cautelativamente perché non essendosi costituito nessuno come controparte, ovviamente il giudice prende per buono quello che viene detto dalla parte ricorrente, però io non conosco neanche il ricorso quale sia stato, quindi le motivazioni”. Contattato da Anteprima24, così commenta la pronuncia del tribunale Luigi De Falco, progettista del parcheggio. “Il fatto – dichiara – è che noi abbiamo avuto in cantiere più visite dalla polizia giudiziaria, per effetto anche di denunce, sono andati via dopo aver accertato che era tutto in regola, c’erano tutti i documenti che ovviamente dovevano stare in cantiere. La pressione che viene dal Comitato No-Box è sempre legata a una vecchia storia, su quell’area si voleva fare un parcheggio interrato, e quando i proprietari nuovi acquistarono l’area, io gli suggerii di evitare di invocare la legge Tognoli che deroga al piano regolatore, cosa che avrebbero potuto fare in pieno diritto, perché la legge lo consentiva, con un parcheggio interrato fino a 150 box, certamente più redditizio. Io gli suggerii invece di attenersi a quello che è scritto nel piano regolatore, quindi questo intervento è perfettamente conforme a quello che dice il piano regolatore, che consente la realizzazione di un parcheggio a raso”.

Secondo il progettista, “il piano regolatore in particolare dà anche delle prescrizioni specifiche proprio per l’integrazione paesaggistica, anche a prescindere se c’è o meno il vincolo, e lì c’è il vincolo, ci si è attenuti nella progettazione a quello che prescrive il piano regolatore, rispettando l’indice di piantumazione di alberature, per cui c’è stata prima un’indagine di carattere agronomico fatta da uno specialista che ha rilevato le piante una per una, in base alla quale è stata decisa la rimozione di piante infestanti dal sito, salvaguardando invece gli alberi che sono ancora li ai quali si aggiungeranno altri 39 alberi nuovi di Prunus su 800 metri quadri, e un vigneto sugli altri 1600″. “In progetto – prosegue De Falco – non c’è un metro quadrato di asfalto ne’ di pavimentazioni impermeabilizzanti: si sostera’ sul prato, e sui percorsi pietrisco. L’unica costruzione che si farà è una scala in ferro con un ascensore per consentire ai disabili di raggiunge la strada tre metri più in alto. Il collegamento potrebbe essere utilizzato anche da tanti anziani che vivono negli edifici presenti all’intorno, evitando loro di affrontare l’attuale percorso che ha una pendenza eccessiva. Edifici che, in contrasto con una norma del 1942, furono costruiti illegittimamente senza alcuna previsione di spazi per la sosta. Problema, questo, al quale il Piano regolatore voluto dal sindaco Bassolino, ritenne di dare risposta mediante la previsione di soluzioni per la sosta (a raso, in autosilo interrati o in cavità) che escludessero la causalità di quelli che la legge derogatoria permetterebbe di realizzare senza alcuna programmazione. Questo intervento riflette esattamente quella volontà che il Consiglio comunale intese approvare con il Prg del 2004, rispetto alla quale chi oggi contesta non mi risulta abbia fatto le osservazioni che la legge gli avrebbe permesso di presentare, secondo il processo partecipativo che fu scelto deliberatamente dall’amministrazione. A volte pare che la memoria delle importanti pagine della storia urbanistica della città, si perda”.

Il terreno di via Bonito prima dell’inizio dei lavori