La Prima Sezione Penale della Corte d’Appello di Napoli ha pronunciato ieri, 24 novembre 2025, la sentenza sul filone dedicato allo spaccio di droga all’interno dell’inchiesta che ha coinvolto esponenti e fiancheggiatori del clan Pagnozzi. Il procedimento, avviato dopo la decisione del GUP di Napoli del 28 ottobre 2024, riguardava quindici imputati, accusati a vario titolo di traffico di stupefacenti, estorsioni, associazione finalizzata allo spaccio e di aver agito con l’aggravante mafiosa.
La Corte ha parzialmente riformato il verdetto di primo grado, rideterminando diverse pene e intervenendo in modo significativo su alcuni profili giuridici contestati. In più casi, infatti, i giudici hanno disapplicato l’aggravante prevista dall’articolo 416 bis.1 del codice penale – che lega l’attività delittuosa al metodo o al fine mafioso – ritenendo non pienamente dimostrata la riconducibilità delle condotte alla struttura criminale del clan. Sono state inoltre escluse, per alcuni imputati, la recidiva e la qualifica di organizzatore all’interno dell’associazione dedita allo spaccio.
Le condanne più alte restano quelle inflitte ai due principali imputati legati storicamente alla famiglia Pagnozzi. Per Erminio Pagnozzi la Corte ha confermato l’impianto accusatorio rimodulando però la pena complessiva, che resta superiore ai tredici anni di reclusione. Pena analoga, con lieve riduzione, anche per Paolo Pagnozzi. Eugenio De Paola (peraltro figlio di Orazio de Paola) ha avuto una riduzione di 12 anni. Esclusa la qualifica di capo e promotore e dell’uso del metodo mafioso.
Le figure ritenute intermedie nella gestione dello spaccio – tra cui vari membri delle famiglie De Paola, Magliocca e altri sodali – hanno visto pene oscillanti tra i sei e i dieci anni, a seconda del numero di episodi contestati e delle attenuanti riconosciute. Alcuni imputati hanno beneficiato di una riduzione consistente grazie alla concessione delle attenuanti generiche equivalenti, mentre per altri è arrivata la revoca della libertà vigilata o dell’interdizione dai pubblici uffici. La Corte ha inoltre accolto, in un caso, la richiesta concordata tra accusa e difesa relativa alla rideterminazione della pena per un episodio di estorsione aggravata. Gli imputati sono stati difesi, tra gli altri, dagli avvocati Valeria Verusio, Massimiliano Cornacchione e Francesco Perone.
Le decisioni nel dettaglio:
• Aniello De Paola
La Corte ridetermina la pena a 6 anni e 10 mesi di reclusione, dopo aver disapplicato recidiva e aggravante prevista dall’art. 416 bis.1 c.p. Revocata la libertà vigilata.
• Eugenio De Paola
La pena viene fissata in 7 anni, 3 mesi e 10 giorni. Esclusa la qualifica di organizzatore e disapplicata l’aggravante 416 bis.1 c.p. Revocata anche per lui la libertà vigilata.
• Mario De Paola
Pena rideterminata:
– 3 anni e 6 mesi per il reato sub 1, con attenuanti equivalenti;
– 6 anni e 10 mesi per il reato sub 2 e connessi;
Confermate le restanti statuizioni.
• Vincenzo Lomasto
Pena fissata a 8 anni, 3 mesi e 10 giorni, con esclusione della qualifica di organizzatore, disapplicazione di recidiva e aggravante 416 bis.1. Revocata la libertà vigilata.
• Francesco Magliocca
Rideterminata la pena a 7 anni, 1 mese e 10 giorni, con disapplicazione dell’aggravante mafiosa. Confermato il resto.
• Giuseppe Magliocca (classe ’70)
Pena aggiornata a 7 anni, 2 mesi e 20 giorni. Eliminati recidiva e aggravante, e assorbito il reato sub 33. Revocata la libertà vigilata.
• Giuseppe Magliocca (classe ’87)
La Corte ridetermina la pena in 7 anni, confermando il resto.
• Gjergj Nika
Pena portata a 10 anni, 7 mesi e 10 giorni, con disapplicazione di recidiva e aggravante 416 bis.1. Conferma per le altre parti.
• Erminio Pagnozzi
Una delle posizioni più pesanti. Pena rideterminata a 13 anni, 9 mesi e 10 giorni, senza recidiva né aggravante, ma con conferma delle altre condotte contestate.
• Paolo Pagnozzi
Pena fissata a 13 anni, 4 mesi e 20 giorni, con disapplicazione di recidiva e aggravante mafiosa.
• Nino Piacentile
Accolta la richiesta concorde delle parti: 3 anni e 6 mesi più multa. Conferma nel resto.
• Paolo Russo
Pena ridotta a 2 anni e 4.000 euro di multa. Revocata l’interdizione dai pubblici uffici.
• Andrea Salsiccia
Pena rideterminata a 8 anni, 7 mesi e 10 giorni; esclusa la qualifica di organizzatore e disapplicata l’aggravante. Revocata libertà vigilata.
• Giulia Sopranzi
Pena di 7 anni e 10 mesi, con disapplicazione dell’aggravante 416 bis.1. Revocata libertà vigilata.
• Palmerino Venoso
La pena viene fissata a 7 anni e 4 mesi, includendo anche un reato già oggetto di sentenza definitiva del 2022. Revocata libertà vigilata.
LEGGI ANCHE




















