Nei corridoi del nuovo Consiglio regionale il mosaico della futura giunta inizia a prendere forma tra indiscrezioni, pressioni e qualche frizione non troppo velata. Un elemento, però, appare ormai chiaro: la squadra degli assessori di Roberto Fico sarà composta in larga parte da figure esterne al Consiglio. Una scelta che non sembra casuale. Secondo diverse fonti, questa impostazione viene letta come una strategia per evitare lo scorrimento e, di conseguenza, come un vero e proprio argine nei confronti di Armando Cesaro, che senza subentri non rientrerebbe tra gli eletti. Una mossa che, pur incorniciata come rinnovamento, ha tutta l’aria di essere un segnale politico diretto.
Intanto, i primi nomi iniziano a circolare con insistenza. Mario Casillo è considerato ormai blindato nella posizione di vicepresidente: le deleghe restano in definizione, dai Trasporti all’Ambiente, a seconda dell’assetto finale, ma il ruolo è saldamente nelle sue mani. Sembra altrettanto definita la scelta di Massimiliano Manfredi come capogruppo di maggioranza, una nomina che dovrebbe essere formalizzata nel giro di pochi giorni.
Molti dei nomi storicamente più vicini al governatore uscente non troveranno invece spazio in giunta. Lucia Fortini, ex potentissima assessora alla Scuola, deve accontentarsi della presidenza di una commissione, nonostante il peso elettorale. Vincenzo De Luca, che puntava a piazzare tre figure forti come Bonavitacola, Fortini e Cascone, è stato costretto a arretrare. Oggi osserva in disparte, sperando che la nuova squadra non smentisca l’eredità lasciata. L’unico nome deluchiano ancora in bilico in senso positivo è quello di Fulvio Bonavitacola, che potrebbe ottenere un assessorato chiave.
Sul resto della giunta le trattative restano aperte. Per la Cultura circola il nome di Paolo Siani; ai socialisti, con Enzo Maraio, potrebbe essere affidato il Turismo; e restano ancora da definire Urbanistica, Formazione e Attività produttive. Per la Ricerca e l’Innovazione prende invece quota Enzo Lipardi, co-fondatore di Città della Scienza e oggi direttore generale della Fabbrica Italiana dell’Innovazione.
La delega all’Agricoltura è una delle caselle più delicate e, paradossalmente, quella su cui si sta stringendo il cerchio più rapidamente. Si fa sempre più concreta l’ipotesi di affidare il ruolo ad Alfonso Pecoraro Scanio, già ministro e figura apprezzata dalle principali associazioni di categoria: un nome che qualcuno definisce “vintage”, ma che proprio per la sua esperienza sembra aver convinto una parte significativa della maggioranza.




















