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Una ‘lavaderia industriale‘ di denaro, in grado di rendere puliti soldi sporchi, o perlomeno sconosciuti al fisco. In poco più di un anno, grazie alla compiacenza di due funzionari infedeli, nelle casse del Casinò di Saint-Vincent sono transitati almeno 1,8 milioni di euro di dubbia provenienza che, entrati in banconote, sono usciti dalla casa da gioco con un bonifico e una parvenza lecita. Su questo meccanismo sta indagando la procura di Aosta che ha iscritto nel registro degli indagati 33 persone, imprenditori e loro collaboratori, procacciatori di clienti, e due dipendenti del Casinò, tutti coinvolti in un complesso meccanismo di evasione fiscale e di riciclaggio.
La guardia di finanza ha sequestrato in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Toscana, Molise, Sicilia, Calabria, Liguria, Puglia, Campania e Lazio circa 5 milioni di euro in denaro contante, conti correnti, disponibilità finanziarie e immobili. La centrale operativa di questo “collaudato sistema di riciclaggio dei proventi di reati fiscali” si trovava in due uffici della casa da gioco della cittadina termale valdostana: quelli di Cristiano Sblendorio, direttore dell’ufficio marketing e di Augusto Chasseur Vaser, direttore dell’ufficio cambi e fidi. Qui, secondo quanto ricostruito dagli investigatori anche grazie a intercettazioni e registrazioni video, sarebbero arrivate le buste e, in alcuni casi, le valige piene di contanti che necessitavano del ‘lavaggio’. A portarle erano direttamente gli imprenditori o i loro emissari: questi prima ricevevano il controvalore in fiches e successivamente, dopo essersi fatti vedere per qualche ora ai tavoli verdi, ottenevano un bonifico dal Casinò, riconducibile a finte vincite di gioco, che dava al denaro un’origine formalmente lecita, eludendo così la norma anti riciclaggio e il tetto dei 5 mila euro per i contanti. Per il servizio, l’importo della mazzetta variava in base alla consistenza finanziaria dell’operazione: dai 50 euro per 6 mila euro di fiches, 100 per 18.000 euro, fino ai 2 mila euro per il cambio di 220 mila euro. Tra gli indagati figura anche il genovese Aldo Spinelli, imprenditore portuale, già coinvolto nell’indagine sull’allora presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, e ora indagato per corruzione per aver ottenuto, nell’agosto del 2024, 85 mila euro di fiches, pagando mille euro sia a Sblendorio che a Chasseur Vaser. “In questo momento non abbiamo una visione esatta delle cose, non conoscendo gli atti dell’inchiesta. E’ chiaro che però dall’altra parte gli elementi che emergono dalle notizie di stampa non ci possono lasciare indifferenti”, spiega Rodolfo Buat, amministratore unico del Casinò di Saint-Vincent. Nei confronti dei due funzionari, il Casinò “sta valutando con i legali quali siano i passi da fare. Sicuramente però – aggiunge il manager- i nostri clienti troveranno altri interlocutori”. L’attività investigativa, che copre una parte del 2023 e il 2024, è scaturita da un filone piemontese che coinvolge le aziende metallurgiche Italfibre srl e la Metalfer, con sede nel Torinese, che, tramite fatture false, avrebbero fatto confluire oltre 3 milioni di euro in una società ‘cartiera’ priva di operatività, ottenendo una detrazione indebita di Iva e innescando il meccanismo di riciclaggio tramite la casa da gioco per poi far rientrare nelle società il denaro ‘pulito’, attraverso intermediari.