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Il Napoli continua a correre, continua a vincere e continua soprattutto a convincere. Nel tour de force più impegnativo della stagione — Atalanta, Qarabag in Champions League, Roma, Cagliari in Coppa Italia — arriva un altro successo di prestigio: al Maradona cade anche la Juventus. Un 2-1 pesantissimo, meritato, costruito con qualità, ritmo e carattere. Da quella sconfitta di Bologna che sembrava poter aprire una crepa, gli azzurri hanno invece cambiato pelle: cinque partite, cinque vittorie, nonostante infortuni, assenze e rotazioni forzate. La squadra si è ricompattata, ha ritrovato struttura, intensità, convinzione. E il risultato si vede.

Il Napoli approccia la partita con una fame che sorprende la Juventus, abituata quest’anno a rimontare — nessuno ha conquistato più punti da situazioni di svantaggio dei bianconeri. Ma stavolta la reazione non basta. Gli azzurri impongono ritmo, pressing e grande ampiezza, sfruttando soprattutto la catena di destra, dove Neres è imprendibile. Proprio da una sua giocata nasce il gol che apre la partita: accelerazione, fondo, pallone teso e Højlund che si avventa come un rapace sul primo palo. Il danese sblocca la gara con una giocata da centravanti vero, raggiungendo un altro traguardo statistico: è il gol più rapido del Napoli contro la Juventus in Serie A dal 1989.

Il vantaggio non rilassa il Napoli, anzi lo esalta. Lang sfonda a sinistra, McTominay e Di Lorenzo sfiorano il raddoppio, la Juventus fatica a trovare linee di passaggio pulite e soprattutto a contenere la superiorità fisica e tecnica degli azzurri sulle corsie esterne. Il primo tempo è un monologo: Napoli intenso, qualitativo e in pieno controllo.

Nella ripresa la Juventus entra con un atteggiamento più aggressivo e costruisce meglio tra le linee, fino a trovare il pareggio con una bella combinazione rifinita da McKennie e conclusa da Yildiz. È il momento più complicato del Napoli, che per circa dieci minuti perde campo e fluidità. Ma la squadra di Conte ha ormai sviluppato un carattere diverso rispetto al passato: non si disunisce, non arretra, ma riorganizza il proprio gioco. E al momento decisivo torna a colpire. A venti minuti dalla fine, il Napoli rimette la testa avanti grazie ancora a Højlund, che svetta in area e firma il 2-1 con una torsione perfetta. Una doppietta pesantissima che conferma la sua crescita e la sua centralità nel progetto tecnico. Gli azzurri gestiscono il finale con maturità, sfiorano anche il terzo gol negli spazi lasciati dalla Juve e portano a casa una vittoria che vale molto più dei tre punti.

Battere la Juventus, dopo aver superato Atalanta, Roma e una gara trappola come quella di Coppa Italia contro il Cagliari, certifica la solidità di un gruppo che — dopo Bologna — sembrava sul punto di incrinarsi. Invece ha reagito, si è ricompattato e si è ritrovato.

La Juventus di Spalletti, alla prima contro la sua ex squadra, cade sotto i colpi di un Napoli più brillante, convinto e continuo durante tutto l’arco della gara. E la sensazione è che, con questo ritmo e questa qualità di gioco, gli azzurri abbiano finalmente imboccato la strada giusta per restare stabilmente nelle zone alte della classifica.

Il Maradona applaude. E il Napoli manda un messaggio chiaro: la marcia è cambiata. E non sembra intenzionato a rallentare.

NAPOLI-JUVENTUS 2-1

Reti: 7’, 78’ Hojlund (N), 59’ Yildiz (J).

Napoli: Milinkovic-Savic; Beukema, Rrahmani, Buongiorno; Di Lorenzo, Elmas, McTominay, Olivera (70’ Spinazzola); Neres (80’ Politano), Hojlund, Lang (86’ Vergara). A disposizione: Contini, Ferrante, Juan Jesus, Lucca, Mazzocchi, Marianucci, Ambrosino. Allenatore: Conte.

Juventus: Di Gregorio; Kalulu, Kelly, Koopmeiners; Cambiaso (71’ Kostic), Locatelli, Thuram (82’ Zhegrova), Cabal (46’ David); Conceicao (76’ Miretti), McKennie; Yildiz (76’ Openda). A disposizione: Perin, Scaglia, Adzic, Joao Mario, Rouhi, Pedro Felipe. Allenatore: Spalletti.

Arbitro: La Penna.

Ammoniti: Buongiorno (N), Kalulu (J), Beukema (N).