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Altro che elezione di routine. Le provinciali dell’11 gennaio 2026 si annunciano come un regolamento di conti interno ai partiti, più che come una competizione tra schieramenti. Entro il 21 dicembre, a Palazzo Sant’Agostino, saranno sei le liste depositate. Poche sulla carta, molte – e spesso contrapposte – nelle dinamiche reali.

Il centrosinistra cala quattro liste, segno evidente di una coalizione larga ma tutt’altro che compatta. Il Partito Democratico resta l’asse portante, ma attorno si muovono Avanti–PSI, A Testa Alta e una lista civica riformista che dovrebbe mettere insieme Casa Riformista, Azione e spezzoni vari dell’area progressista. Una frammentazione che parla chiaro: l’unità si invoca nei comunicati, ma si misura nei pacchetti di voti ponderati.

Secondo le prime indiscrezioni, il PD starebbe lavorando a una lista fortemente istituzionale, con amministratori di peso dell’Agro e della Valle dell’Irno, dovrebbe esserci anche il sindaco di Pontecagnano Faiano, mentre A Testa Alta punterebbe su profili già rodati a Palazzo Sant’Agostino, con almeno un consigliere uscente dato per “blindato”. Nel perimetro riformista, invece, si ragiona su candidature di equilibrio: sindaci medi, poco esposti ma decisivi nei numeri, utili più a trattare dopo che a vincere prima.

Sul fronte opposto, il centrodestra prova a mostrarsi compatto, ma solo in parte. L’accordo per la lista unica Forza Italia–Lega–Noi Moderati è cosa fatta, una scelta obbligata più che strategica, dettata dalla necessità di non disperdere voti in un sistema che non perdona divisioni. Fratelli d’Italia, invece, corre da sola, rivendicando autonomia e peso specifico.

E anche qui i nomi iniziano a circolare: FdI punterebbe su amministratori già in orbita regionale, con un paio di sindaci dell’area sud considerati “spendibili”, mentre nella lista unitaria del centrodestra si starebbe lavorando a un equilibrio interno tra territori e correnti, con Forza Italia decisa a non fare passi indietro rispetto al passato.

Il tutto si consumerà, come da copione, nel silenzio delle urne… perché gli elettori non voteranno. Il voto di secondo livello affida la scelta esclusivamente a sindaci e consiglieri comunali della provincia di Salerno. Un sistema che trasforma le elezioni in una partita di scacchi tra amministratori, fatta di contatti riservati, promesse incrociate e calcoli millimetrici.

In palio ci sono 16 seggi da Consigliere Provinciale, per un mandato che durerà fino a gennaio 2028. Ma la posta è molto più alta: il controllo politico dell’ente, la tenuta delle coalizioni e la proiezione verso le future scadenze regionali e comunali.