Nel Carroccio campano qualcosa scricchiola. Come un edificio che regge finché non passa la scossa giusta, le elezioni regionali hanno fatto emergere crepe che ora diventano visibili a tutti. E quelle crepe rischiano di allargarsi rapidamente.
Dopo il voto, infatti, sono esplosi i primi veri mal di pancia nella Lega. L’addio ormai annunciato del deputato salernitano Attilio Pierro, coordinatore provinciale dimissionario, è solo il segnale più evidente di un malessere diffuso. Negli ambienti politici viene dato per imminente il suo passaggio a Forza Italia, un’operazione che – secondo le indiscrezioni – potrebbe non avvenire in solitaria. Al suo fianco potrebbe esserci anche il neo consigliere regionale Mimì Minella, alimentando il rischio di un effetto domino capace di indebolire ulteriormente il partito sul territorio salernitano.
Secondo i vertici regionali della Lega, a Pierro viene imputata una linea politica giudicata troppo sbilanciata sull’unità del centrodestra, in particolare per aver lavorato alla costruzione di una lista unica alle prossime Provinciali di Salerno insieme a Forza Italia e Noi Moderati. Una strategia che non avrebbe trovato sponda nella dirigenza campana, contribuendo allo strappo.
Ma il vero nervo scoperto restano le Regionali. All’interno del partito pesa, e non poco, il fatto che i candidati su cui la segreteria aveva investito maggiormente siano rimasti fuori dal Consiglio regionale. Gli uscenti Severino Nappi, Antonella Piccerillo e Aurelio Tommasetti non ce l’hanno fatta, aprendo una riflessione amara sulle scelte politiche e organizzative.
In particolare, Antonella Piccerillo starebbe valutando seriamente di lasciare il Carroccio. Una possibilità che, fino a poche settimane fa, sarebbe sembrata remota, ma che oggi viene considerata concreta. Stesso clima di disillusione attorno a Daniela Di Maggio, madre di Giogiò Cutolo e simbolo della battaglia contro l’illegalità: alla sua prima esperienza politica, il risultato elettorale deludente e la sensazione di essere stata candidata senza un adeguato sostegno hanno alimentato frustrazione, pur restando ferma la sua volontà di non intraprendere una carriera politica, ma di continuare l’impegno sulle riforme promesse dalla Lega.




















