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di Valentina Scognamiglio

Il Vescovo di Avellino, monsignor Arturo Aiello, ha voluto rivolgere il proprio messaggio ai detenuti della casa circondariale cittadina.

Il messaggio di Natale è rivolto ai detenuti e anche a coloro che operano all’interno della casa circondariale di Avellino. Beh, le sbarre non dividono».

Nel carcere, che il Vescovo definisce una “casa”, si riflettono – secondo la sua lettura – le fratture e le fragilità del tempo presente. «Non sappiamo bene chi sia da una parte e chi dall’altra – ha spiegato – nel senso che questa casa esprime i disagi della nostra società, del nostro tempo; dunque è Natale ovunque, è Natale per tutti, in particolare per i poveri e per coloro che sono ospiti, per usare un eufemismo, di questa casa».

Uomini e donne che vivono una libertà ridotta, separati dagli affetti, dalle famiglie, da una quotidianità che prosegue altrove. «Vivono una condizione di libertà limitata e pertanto sono poveri, lontani dalle famiglie, dagli affetti; celebrare con loro e per loro è un segno di vicinanza».

A coloro che sono reclusi, monsignor Aiello affida un invito che richiama l’essenza più autentica del Natale, inteso come presenza e compagnia. «Cosa posso dire ai detenuti? Di aprirsi a questo mistero: Natale, Dio con noi. E se prendiamo coscienza di non essere soli, forse riusciremo anche a incontrarci maggiormente e a costruire la società, sebbene siano chiamati a questo».

Accanto al pensiero rivolto al carcere, il Vescovo ha richiamato anche un altro passaggio significativo, legato all’imminente apertura del centro per l’autismo: un progetto seguito e sostenuto nel tempo. «È giusto, perché lei si è battuto tanto per il centro per l’autismo: sembra che ormai ci siamo, forse a febbraio si aprirà quel cancello. In questo evento si riflette la sua soddisfazione».

Una soddisfazione che resta, però, accompagnata dalla consapevolezza delle incertezze che spesso segnano i percorsi istituzionali. «Sì, ringraziamo quanti si sono prodigati affinché ciò potesse accadere, e speriamo davvero che accada, perché non sempre ciò che viene previsto si realizza realmente; ma sarebbe… sarà, sì, sarà una data importante per aprirci anche alle famiglie che vivono un disagio non indifferente».

Nel corso del suo intervento, monsignor Aiello ha infine ampliato lo sguardo alla realtà generale delle carceri italiane, riportando la riflessione a una dimensione civile e collettiva. «Credo che ‘severo’ non sia un aggettivo che mi appartiene, ma tutte le istituzioni devono dialogare. La situazione carceraria in Italia è estremamente precaria, dove l’educazione e la rieducazione verso un senso di cooperazione e di incontro paiono non trovare compimento; motivo per cui è necessario rendere le carceri più umane, perché qualcuno sostiene che dal sistema carcerario si possa comprendere la civiltà di un popolo».

Un Natale, dunque, che attraversa luoghi e condizioni diversi, e che, nelle parole del Vescovo, si misura con ciò che resta invisibile, marginale, spesso dimenticato, ma che continua a interrogare il significato profondo della comunità.