In Regione Campania si parla molto e si decide poco. Anzi, nulla.
L’annuncio della giunta regionale dell’era Roberto Fico, atteso per oggi, non è arrivato. Ancora una volta. Tutto rinviato a domani. O, più realisticamente, a lunedì mattina, poche ore prima della prima seduta del Consiglio regionale del 29 dicembre. Un tempismo degno di un equilibrismo maldestro.
A frenare, secondo più di un retroscena, sarebbe stato il via libera a Fulvio Bonavitacola, nome pesante, ingombrante, eredità diretta dell’era De Luca. Una scelta che avrebbe riacceso le pressioni di Gaetano Manfredi, confermando un dualismo mai sopito.
Da una parte Manfredi. Dall’altra Vincenzo De Luca. In mezzo Fico, costretto a mediare, limare, rinviare. Il risultato? Dopo un mese esatto dall’insediamento, della giunta regionale non c’è ancora traccia.
Si parla di compromessi. Di equilibri. Di presidenze e vicepresidenze. Ma fuori dai palazzi cresce una sensazione più semplice e più amara: la Campania è ferma, ostaggio di un tira e molla che rischia di consegnare ai posteri una delle pagine più opache della sua storia politica recente.
E il consiglio regionale bussa alla porta. La giunta, no.




















