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Benevento risponde anche quando la proposta culturale ‘osa’, quando è strutturata e non rincorre logiche di mercato o prodotti nazional-popolari. Lo ha dimostrato la rassegna di cinema d’autore e videoarte firmata dal collettivo SottoTraccia, che tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio ha animato il Teatro De La Salle con cinque appuntamenti gratuiti, registrando una partecipazione ampia e trasversale.

Nonostante l’iperproduzione di immagini in movimento – film, serie, documentari e contenuti digitali che saturano quotidianamente lo spazio visivo – i luoghi della fruizione collettiva attraversano una crisi profonda. Le sale cinematografiche chiudono, anche nei grandi centri urbani; nelle città medie e piccole spesso scompaiono del tutto. Benevento non fa eccezione: da anni il centro storico è privo di cinema.
È proprio dentro questo vuoto che si inserisce l’azione di SottoTraccia. Riportare il cinema nel cuore della città, all’interno di uno dei teatri comunali recentemente riattivati, assume un valore che va oltre la semplice programmazione culturale. “Oggi Benevento sta vivendo una fase di riattivazione culturale che passa soprattutto dai teatri. Il nostro collettivo nasce con l’idea di restituire questi spazi alla cittadinanza con proposte di qualità” spiega Antonio Spina.

Un lavoro di ricerca che ha attraversato festival e realtà indipendenti di altre città italiane per portare a Benevento titoli che non avevano trovato distribuzione locale. “Abbiamo scelto opere che non inseguono il successo al botteghino – racconta Daniele Bonavita, che ha curato la selezione dei film – e abbiamo dato particolare attenzione alle produzioni campane, per valorizzare giovani talenti del territorio. La risposta del pubblico è stata sorprendente, con molta affluenza e tanta curiosità”.
Elemento distintivo della rassegna è stato l’accostamento, in ogni serata, tra videoarte e cinema d’autore. Il confine tra i due linguaggi è oggi sempre più permeabile: la videoarte si riavvicina alla narrazione, mentre il cinema sperimenta forme meno tradizionali. “Non vogliamo separare – aggiunge – ma mettere in dialogo due mondi produttivi diversi, creando un cortocircuito capace di coinvolgere anche chi non è abituato a questi linguaggi”.

SottoTraccia nasce come collettivo di arti contemporanee e ha già avuto una prima edizione nell’agosto 2025, all’interno della programmazione estiva di Città Spettacolo. Alla base del progetto ci sono due direttrici precise: la contaminazione tra pratiche artistiche e l’accessibilità. “Da un lato lavoriamo sull’incontro tra linguaggi e discipline diverse, dall’altro sull’impiego di spazi comunali spesso poco utilizzati”, spiega Spina, che insieme a Carlo Pedata cura la direzione artistica e manageriale. Piero Fallarino segue l’identità grafica e il branding, Saverio Pepiciello la curatela artistica. “Siamo tutti ragazzi giovani con la volontà di offrire un servizio alla comunità, anche facendo rete con altri contesti culturali, condizione necessaria per prendersi davvero cura di un luogo”. 

La rassegna si inserisce nel percorso avviato dalla Fondazione Città Spettacolo per la riattivazione dei teatri cittadini, contribuendo a contrastarne il sotto-utilizzo. Un’azione che non pretende di sostituirsi strutturalmente alle sale cinematografiche mancanti, ma che indica una possibile direzione: trasformare luoghi esistenti in presìdi culturali temporanei ma ricorrenti, capaci di generare abitudine e appartenenza.
Come ricordato dallo stesso Bonavita, iniziative culturali più strutturate possono incentivare chi vive fuori città a tornare, non solo durante le festività.

Ora lo sguardo è già rivolto al futuro. Per l’edizione estiva, prevista a fine agosto 2026, a marzo verrà lanciata un’open call dedicata non solo ad artisti, ma anche a curatori e ricercatori, per raccogliere proposte e ampliare la rete. Crescerà anche la presenza di interventi musicali, con progetti di ricerca che dialogano con le tradizioni del Sannio e non solo. “Vogliamo superare lo snobismo che spesso circonda l’arte contemporanea e restituirle una dimensione condivisa – conclude Spina – lavorare in rete e costruire insieme nuove possibilità”.