Tempo di lettura: 2 minuti

Aule fredde, termosifoni che non funzionano a intermittenza e bambini costretti a seguire le lezioni con cappotti e cappelli. È la situazione che, secondo quanto denunciato da una madre, si ripete da tempo nella scuola primaria del plesso Ferrovia, frequentata anche da suo figlio, un bambino disabile che oggi è costretto a rimanere a casa.

Il problema del riscaldamento, racconta la donna, non sarebbe nuovo. Più volte il Comune avrebbe inviato dei tecnici per intervenire sugli impianti, ma le soluzioni adottate si sarebbero rivelate temporanee. Dopo pochi giorni, i termosifoni tornerebbero a non funzionare, rendendo le classi difficilmente vivibili, soprattutto nelle giornate più fredde.

“Non è corretto che i bambini debbano stare così”, spiega la madre, sottolineando come la situazione diventi ancora più grave nel caso di alunni con disabilità. “Mio figlio ha diversi problemi di salute, il freddo lo ha fatto ammalare e ora sono costretta a tenerlo a casa. La sua routine è stata spezzata e sta perdendo giorni di scuola per un problema che nessuno riesce a risolvere”.

La famiglia si è rivolta anche alla dirigenza scolastica. Dalla scuola, però, sarebbe arrivata una risposta chiara ma frustrante: oltre alle comunicazioni ufficiali al Comune, l’istituto non avrebbe altri strumenti per intervenire direttamente. Nel frattempo, le temperature restano basse e le previsioni non lasciano spazio a miglioramenti immediati.

La madre racconta di aver provato più volte a contattare il sindaco, senza ottenere risposta. Da qui l’amarezza e lo sfogo: “Mi chiedo se, davanti alla disabilità, esista ancora un minimo di umanità. Se in quella scuola ci fosse il figlio di qualcuno che decide, con gli stessi problemi, la situazione si sarebbe già sbloccata? Io credo di sì”.

Un interrogativo che va oltre il singolo caso e che chiama in causa il diritto allo studio e alla sicurezza. Mandare i bambini a scuola senza riscaldamento, soprattutto in pieno inverno, significa esporli a rischi per la salute e compromettere la serenità dell’ambiente scolastico.

“Dicono che stanno procedendo, ma intanto loro stanno al caldo e i nostri figli al freddo”, conclude la madre. “E io non me la sento di mandare mio figlio in una scuola dove non si può nemmeno stare in aula senza ammalarsi”.

Una denuncia che chiede risposte concrete e rapide, perché il diritto all’istruzione non dovrebbe mai essere messo in pausa da un termosifone che non funziona.