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Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa in risposta al comunicato dell’ex consigliere decaduto Parziale.

Dopo aver già ampiamente chiarito, documenti alla mano, la questione relativa all’autorizzazione alle anticipazioni di tesoreria, rispondendo puntualmente alle falsità e alle incoerenze di una parte dell’opposizione, siamo ora costretti, per dovere di verità, a replicare a quanto pubblicamente affermato dall’ex consigliere decaduto Parziale.

Il suo intervento si presenta come una patetica paternale, autoassolutoria, intrisa di vittimismo e autocommiserazione, caratterizzata da un’inaccettabile doppia morale: Parziale può attaccare chiunque, ma guai a replicargli.

Gli atti e i documenti, purtroppo per lui, contano molto più delle parole. Il problema, per qualcuno, è la scarsa propensione a leggerli o l’incapacità di comprenderli.

Sarebbe stato certamente più prudente, per Parziale, evitare di riaprire alcuni tristi capitoli autobiografici, tutt’altro che edificanti. Ma è ormai evidente come il pudore sia un sentimento in via di estinzione.

I fatti, oggettivi, inopinabili e facilmente verificabili perché ampiamente documentati, sono i seguenti.

Parziale è decaduto dalla carica di consigliere comunale per assenteismo, avendo collezionato tre assenze consecutive in Consiglio comunale, circostanza che comporta la decadenza automatica al fine di tutelare il sacrosanto diritto dei cittadini a una rappresentanza reale ed effettiva.

Per evitare la decadenza, lo stesso Parziale ha giustificato la terza assenza consecutiva con un certificato medico che si è poi rivelato oggettivamente mendace – lo si ribadisce, mendace – poiché successivamente ritirato e smentito dallo stesso medico che lo aveva emesso. Quest’ultimo, con comunicazione ufficiale a mezzo PEC, ha ammesso per iscritto di non aver mai visitato Parziale e di aver rilasciato il certificato per errore. Circostanza, questa, mai smentita dallo stesso Parziale. Un episodio clamoroso, eclatante e vergognoso, senza precedenti, quantomeno nella giurisprudenza amministrativa.

A questo punto, contrariamente alle ricostruzioni fantasiose di Parziale, che parla di complotti e congiure inesistenti, non vi era alcuna possibilità di giustificare ulteriormente le assenze. La fantasia non supplisce alla conoscenza del Regolamento.

Dopo la conseguente e inevitabile decadenza dalla carica, Parziale ha avviato un contenzioso contro il Comune di Calvi, ricorrendo al TAR.

Il Tribunale Amministrativo Regionale, con sentenza n. 903/2025, ha respinto il ricorso ritenendolo totalmente infondato e ha confermato la decadenza, evidenziando “la mancanza di fondatezza, di serietà e di rilevanza delle circostanze addotte a giustificazione dell’assenza” e riconoscendo che “l’Amministrazione ha agito nel pieno rispetto della legge, dello Statuto comunale e del Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale, svolgendo adeguata istruttoria, motivando congruamente, e senza che emerga alcun intento persecutorio nei confronti del ricorrente”.

Avverso tale sentenza, Parziale ha proposto appello al Consiglio di Stato, curiosamente soltanto nell’ultimo giorno utile prima della scadenza dei termini, ben sette mesi dopo la pubblicazione della sentenza. Sorge spontanea una domanda: perché attendere così a lungo? Un consigliere dichiarato decaduto non avrebbe avuto interesse a rientrare quanto prima in Consiglio comunale per rappresentare i cittadini?

La risposta è semplice: Parziale sa già che l’esito dell’appello sarà identico a quello del primo grado. Meglio, allora, posticiparlo il più possibile, fino a quando la consiliatura sarà ormai conclusa e la campagna elettorale terminata. In questo modo potrà almeno dire di aver impugnato la sentenza. Un appello, dunque, chiaramente strumentale e proposto esclusivamente in chiave propagandistica ed elettorale.

Inutile replicare, infine, alla vera chicca del comunicato di Parziale: la minaccia di “conseguenze personali sul piano civile e penale” nei nostri confronti. Dopo tutto quanto accaduto, è addirittura lui, paradossalmente, a paventare azioni giudiziarie. Il colmo dell’assurdo.

Sia lui, piuttosto, a chiedere scusa. Non a noi, ma ai cittadini di Calvi, per il pessimo esempio fornito nell’espletamento del mandato elettivo.

Un’ennesima occasione sprecata per evitare una brutta figura, che si aggiunge a una collezione già piuttosto nutrita.

Armando Rocco
Paolo Vesce
Angelo Centrella
Antonio Ucci
Giuseppe Sateriale
Vincenzo Gnerre

Gruppo Consiliare Per Calvi”