“I giovani hanno bisogno di tempo buono, vero, ma soprattutto di persone che senza giudicarli tentino di stabilire un rapporto autentico con loro, anch correndo il rischio di fallire. Oggi non esistono più i giovani che crescono all’ombra del campanile, dobbiamo essere noi a raggiungere loro”. Una chiesa piena, attenta, partecipe a San Lorenzo Maggiore per l’incontro con don Roberto Faccenda.
Quarantadue anni, originario di Eboli, parroco in diversi comuni del Salernitano, don Roberto è spesso definito ‘il prete di tutti’. Non per strategie mediatiche studiate a tavolino, ma per una comunicazione improntata all’autenticità, e veicolata sia nel corso delle celebrazioni più gioiose che in quelle segnate dal dolore. Le sue omelie, condivise e ricondivise sui social, sono diventate per molti un appuntamento quotidiano, anche se lui resta lontano dall’idea del sacerdote-star. Nessuna maschera, nessun filtro se non quello della fede, che attraversa ogni parola e ogni gesto. Indossa una collana che riassume il suo approccio alla vita: “Nulla è impossibile a Dio”, oltre ai braccialetti della Salernitana di cui è grande tifoso.
Al centro della serata la presentazione del suo libro ‘A(r)marsi con cinque ciottoli‘, un testo che prende spunto dall’episodio biblico di Davide e Golia per parlare all’oggi. Non un’analisi teologica, ma una proposta concreta, rivolta soprattutto ai giovani e a chi si sente spesso disarmato davanti alle sfide educative, relazionali e sociali del nostro tempo.
I cinque ciottoli rappresentano atteggiamenti interiori: il silenzio come spazio di ascolto, l’essenzialità che libera, la fiducia che sostiene, la gratuità che rompe il calcolo, la gioia come scelta possibile anche nelle prove più difficili. Piccole pietre, come quelle di un torrente, capaci però di abbattere i giganti interiori che spesso frenano il cammino di ognuno.
Durante l’incontro – organizzato da Gabriele Di Marzo e promosso dalla Parrocchia San Lorenzo Martire nel giorno della Festa del Patrocinio di San Lorenzo Martire – don Roberto ha condiviso un percorso, usando un linguaggio diretto, a tratti ironico, sempre concreto. Un modo di parlare che non pretende di insegnare dall’alto, ma di camminare accanto, restituendo dignità alle fragilità e valore alle piccole scelte quotidiane.
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