di Gigi Caliulo
Il ritorno alla vittoria e la seconda partita senza subire gol sono le uniche note liete che emergono dal successo ottenuto ieri a Caravaggio dalla Salernitana nonostante il tecnico Raffaele, a fine gara, abbia cercato di esaltare la prova offerta dalla sua squadra.
La realtà ci restituisce un quadro completamente diverso: contro l’Atalanta Under 23 i granata hanno per l’ennesima volta palesato difficoltà nell’imporre il gioco, una lentezza di manovra inspiegabile, assoluta povertà di idee soprattutto in fase di finalizzazione. Aiutata dall’espulsione lampo di Cissè, in superiorità numerica praticamente per tutto il match e addirittura in undici contro nove per quasi metà secondo tempo la Salernitana ha comunque prodotto pochissimo confermando tutte le perplessità delle ultime settimane.
Dalla trasferta bergamasca si ritorna con tre punti in più, certo, ma i dubbi restano tantissimi. Anzitutto di organico: falcidiata da squalifiche e virus gastrointestinali, la squadra granata si è presentata a Caravaggio con pochissime alternative ed uomini chiave contati. A poco meno di due settimane dalla fine del mercato le perplessità sulle azioni portate a termine dal diesse Faggiano aumentano in modo preoccupante. Chi è arrivato per prendere il posto dei partenti fino ad oggi non ha assicurato alcun salto di qualità. La coperta resta corta, le sbavature inalterate. Resta, poi, l’incognita legata ad Inglese, ancora una volta assente ieri: a lui si sono aggiunti anche Varone e Knezovic che, lontani dal progetto tecnico, sono rimasti a Salerno quando – forse – la loro presenza sarebbe tornata utile in una giornata così delicata sul piano organico.
Da oggi, c’è poco da fare, i riflettori si sposteranno sul mercato: tutti si attendono qualcosa di concreto perché così com’è la Salernitana può solo pensare già alla coda dei playoff con la consapevolezza – amara – di un organico lontanissimo dall’essere all’altezza delle battistrada. Servono interventi concreti in ogni reparto, concreti e sostanziosi perché la rosa – che mai è stata ampia anzi spesso limitata – è davvero ridotta ai minimi termini.
Dunque la partita più importante non si gioca in campo ma dietro la scrivania. Ed anche la posizione di Raffaele, che pure ha alimentato diversi dubbi gestionali anche ieri a Caravaggio, diventa un problema secondario se parametrato allo stato attuale della situazione.
Nulla è perduto, sia chiaro: il campionato è lunghissimo e le questioni extra campo rischiano di far saltare gli equilibri come accadde lo scorso anno. Ma non si può pensare di vivere tutto il girone di ritorno contando su un organico limitato e soprattutto facendo leva solo sugli episodi favorevoli.




















