Il cantiere del Policlinico Universitario di Caserta si prepara a riaprire. La ripartenza dei lavori, dopo un lungo periodo di inattività, non coincide però con il ritorno di chi quel cantiere lo ha mandato avanti fino a pochi mesi fa. I lavoratori licenziati collettivamente nel novembre scorso non verranno reintegrati, sancendo una frattura evidente tra la prosecuzione dell’opera pubblica e l’azzeramento della continuità occupazionale.
Una decisione che riporta all’attenzione pubblica una vicenda rimasta sorprendentemente ai margini del dibattito, nonostante il rilevante impatto economico e sociale dell’intervento.
Nel luglio scorso, un lancio ANSA parlava di rilancio: tavoli istituzionali, rassicurazioni sulla copertura finanziaria, un nuovo cronoprogramma e persino prospettive di potenziamento dell’organico. Il messaggio trasmesso era quello di una fase di stabilizzazione e ripartenza ormai imminente.
La realtà che si è manifestata di lì a poco è stata ben diversa.
Nel giro di pochissimo tempo, quasi senza alcun preavviso pubblico, la Conca scrl – società facente parte dell’ATI impegnata nei lavori – è stata messa in liquidazione e ha proceduto al licenziamento collettivo del 100% dei dipendenti.
Una procedura condotta con estrema rapidità e in modo sostanzialmente silenzioso: un solo incontro con le organizzazioni sindacali, nessun confronto articolato, nessuna misura di salvaguardia, nessuna ipotesi di riassorbimento o di continuità occupazionale per le maestranze.
Con una comunicazione formale datata 21 novembre 2025, l’azienda ha giustificato i licenziamenti con la messa in liquidazione della società e con l’impossibilità di sostenere i costi del personale, dichiarando non più rinviabile la sospensione dei lavori.
A distanza di poche settimane, però, emerge un elemento che ribalta completamente la narrazione ufficiale: il cantiere è pronto a ripartire. Ma senza i lavoratori licenziati.
La prosecuzione dell’opera pubblica avverrebbe dunque su basi nuove, cancellando di fatto il contributo e l’esperienza delle maestranze che fino a novembre garantivano la continuità operativa del progetto.
Una dinamica che solleva interrogativi pesanti sulla gestione complessiva dell’intervento e sulle responsabilità dei soggetti coinvolti. Il Policlinico di Caserta chiama in causa direttamente l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, la Regione Campania e un complesso sistema di attori pubblici e privati che negli anni hanno annunciato e seguito l’avanzamento dei lavori.
Eppure, sulla liquidazione lampo della Conca scrl, sul licenziamento collettivo e ora sulla ripartenza del cantiere senza il reintegro dei lavoratori, non risultano prese di posizione ufficiali né chiarimenti pubblici. E questo nonostante i numerosi comunicati trasmessi ai consiglieri regionali in carica e ai parlamentari del territorio. Non vogliamo credere che tra liquidazione, liquidatore e imprese coinvolte esistano legami di natura politica tali da scoraggiare l’intervento delle istituzioni e l’attenzione degli organi di informazione.
La ripresa dei lavori, invece di rappresentare un segnale positivo, rischia così di diventare un caso emblematico: un’opera pubblica che avanza mentre chi vi lavorava viene lasciato indietro. Una vicenda che impone trasparenza, assunzione di responsabilità e un serio approfondimento giornalistico sulle modalità con cui si è passati, nel giro di poche settimane, da un rilancio annunciato alla cancellazione totale di un bacino occupazionale.




















