I numeri – sempre loro – questa volta sorridono e ammiccano. La Salernitana torna dall’anomala trasferta in terra potentina con molte certezze e un successo che le permette di mantenere inalterato il gap che la separa dalle battistrada.
La squadra di Raffaele resta a meno sei dalla vetta ma contro il generoso Sorrento, forse per la prima volta dall’inizio della stagione, abbiamo assistito ad una prova complessivamente “da grande”.
I numeri, dicevamo: il 2-0 del Viviani consegna alle statistiche cifre interessanti. Il successo all’inglese contro i rossoneri è il primo che la Salernitana ottiene con due gol di scarto. Quindi la difesa: da oltre 310 minuti la squadra granata non subisce reti e trova una continuità di rendimento che fino ad ora era mancata in chiave arretrata. Certo, la caratura del Sorrento e l’inferiorità numerica dell’Atalanta Under 23 hanno contribuito a sostenere la causa della “terza linea” granata. Ma i dettagli fanno sempre la differenza e la crescita di Berra ed Arena unita alla lucidità di Capomaggio nella veste di “centrale arretrato” hanno sicuramente permesso ai granata di trovare finalmente la via della sicurezza del pacchetto difensivo.
A Potenza, poi, la Salernitana ha finalmente trovato – ché scoperto sarebbe ingeneroso – il talento di Emmanuel Gyabuaa. Era ed è il centrocampista tuttofare che mancava nel roster a disposizione di Raffaele. Un calciatore che ha subito preso per mano la mediana ed ha contribuito da protagonista alla fase di non possesso, alle transizioni ed alla costruzione del gioco. Quindi Lescano: un palo, un assist, un gol segnato ed uno “divorato”. L’ex Avellino si è presentato al meglio al primo appuntamento garantendo ai granata profondità, creazione di spazi ed il giusto contributo realizzativo.
Alla fine ne ha giovato – nel complesso – tutta la squadra. Per la prima volta in pieno controllo del match e dell’avversario la Salernitana ha disputato forse il miglior primo tempo della stagione. E per la prima volta l’individualità ha lasciato il posto alla coralità di manovra. Costruzione, verticalità, finalizzazione. Nei primi 45 minuti i granata hanno scacciato i fantasmi di una crisi d’identità senza fine, salvo poi tornare squadra da “braccino corto” per buona parte della ripresa fino al gol “scaltro” che ha chiuso il match. Una rete regolarissima – con buona pace dei censori naïf che agitano patetici spauracchi – che ha suggellato una vittoria pienamente meritata sul campo.
La ritrovata quadra anche sul piano del modulo rimette la chiesa al centro del villaggio: Raffaele, smarrita la retta via e perso completamente il bandolo della matassa nella tragedia sportiva post natalizia di Siracusa, ha rimesso ordine nelle sue idee. In attesa del rientro di Golemic e del recupero (sic!) del lungodegente Cabianca il compito di guidare la difesa è finito nei piedi e nella testa del calciatore più talentuoso in organico. E Capomaggio – autentico attrezzo multiplo – ha risposto con professionalità e qualità. Ma è chiaro che il suo impiego “dalla cintola in su” risulterà determinante soprattutto quando si affronteranno avversari di caratura maggiore.
La Salernitana resta la squadra col miglior rendimento esterno della terza serie. Ha ottenuto più punti in trasferta che all’Arechi e questo aspetto lascia – più di ogni altro – l’amaro in bocca. Al centro dell’inopinata caduta col Cerignola la Salernitana ha lasciato per terra otto punti tra Potenza, Crotone, Cosenza e Trapani. Avesse vinto anziché pareggiato questi quattro confronti la squadra granata sarebbe comunque prima con due punti di vantaggio su Catania e Benevento nonostante le sconfitte maturate negli scontri diretti. Un punto sul quale riflettere a lungo: a Raffaele il compito di riuscire a “mentalizzare” il gruppo sulla necessità di capitalizzare al massimo tutti i confronti casalinghi, soprattutto perché all’Arechi dovranno arrivare sia il Catania che i Sanniti.
Domenica sera sarà di nuovo derby: all’Arechi arriverà il derelitto Giugliano ma non bisogna commettere errori valutativi. Prendere sottogamba il confronto per una squadra sempre bisognosa di stare “sulla corda” potrebbe rivelarsi pericolosissimo. Per evitare le trappole e le insidie di un match sulla carta abbordabile Raffaele dovrà tenere alta la concentrazione del gruppo e, perché no, sperare anche in buone notizie dall’infermeria. Ieri la panchina era cortissima e poco assortita, con Golemic, Achik e Ferrari praticamente in gruppo solo per onore di firma. Se a questi aggiungiamo Anastasio e Tascone oltre al già citato Cabianca ed allo squalificato Matino (che rientrerà domenica) è chiaro come Raffaele abbia fritto il pesce con l’acqua in questa settimana appena conclusa.
Infine il mercato: ci si aspetta ancora qualcosa in difesa dopo il sostanzioso – e positivo – intervento infrasettimanale che ha portato a Salerno i due ex Avellino. L’arrivo di un altro centrale di qualità potrebbe davvero rendere l’organico granata competitivo in ogni settore, considerando poi scontata la necessità di provvedere a qualche uscita non proprio indolore, come quella di Inglese che ormai è fuori da ogni progetto oltre a Varone e Knezovic.
Sarà una settimana più serena ma non meno avvincente. Ma la sensazione è che da ieri qualcosa sia realmente cambiato.
Salernitana, finalmente gioco e punti: una rondine non fa primavera
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