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Una notte, un boato, la corsa fuori casa. A Casoria l’emergenza non è finita con il crollo parziale della palazzina di via Cavour, avvenuto il 23 gennaio. Da quel momento decine di famiglie vivono sospese, tra strutture temporanee, parenti e controlli tecnici ancora in corso. Il cedimento dell’edificio è arrivato dopo segnalazioni di rumori, crepe e una perdita d’acqua nella condotta sotterranea. Lo sgombero preventivo ha evitato il peggio, ma l’onda lunga dell’emergenza ha portato a ulteriori evacuazioni negli edifici vicini. Oggi il numero degli sfollati è salito a 117 persone.

La situazione più delicata resta quella di via Cavour, dove 98 residenti sono stati accolti in una sstruttura alberghiera messa a disposizione dalla Regione Campania. Per queste famiglie è nato anche un Comitato degli sfollati, con l’obiettivo di tenere insieme richieste, bisogni e interlocuzione con le istituzioni. A pochi metri di distanza, in via Padre Ludovico, l’allarme è scattato dopo la segnalazione di una crepa all’interno di un appartamento di un edificio storico. I Vigili del Fuoco hanno disposto lo sgombero precauzionale di 13 famiglie, per un totale di 19 persone. In questo caso si tratta di un allontanamento temporaneo, legato alle verifiche strutturali già in corso su immobili che presentavano criticità note. Il Comune e i tecnici stanno monitorando costantemente il sottosuolo, fragile e soggetto a infiltrazioni. Dove emergono perdite, gli interventi partono subito. Ma intanto la vita delle persone resta ferma.

Per coordinare l’assistenza, la biblioteca comunale è diventata il centro operativo dell’emergenza: un punto di riferimento per raccogliere documenti, segnalazioni sanitarie, farmaci e necessità urgenti. Non cibo, ma vestiti e beni essenziali per chi è uscito di casa in fretta, spesso senza nulla. Protezione Civile e ASL Napoli 2 Nord sono presenti fin dalle prime ore. Dalla Regione arrivano rassicurazioni sulla copertura delle spese per l’accoglienza, mentre la Prefettura segue l’evoluzione della situazione.

A Casoria non c’è stata tragedia. C’è la paura di chi ha lasciato la propria casa, l’incertezza sui tempi, la rabbia per una sicurezza che oggi viene messa in discussione. Una comunità sospesa tra macerie e alberghi, tra timori e speranza di ricostruire vite e case.

È la storia di 117 persone che oggi chiedono risposte chiare, sicurezza e un domani oltre le macerie.