Il calcio irpino perde una delle sue figure più autorevoli e competenti. Si è spento all’età di 89 anni Giacinto Pelosi, avvocato di grande spessore e presidente dell’US Avellino nella storica stagione di Serie A 1983/1984.
Nato a Mantova ma irpino d’adozione, Pelosi ha rappresentato un profilo raro nel panorama calcistico italiano: dirigente colto, profondo conoscitore del diritto sportivo e uomo delle istituzioni. La sua esperienza al vertice dei lupi fu breve ma significativa: dall’ottobre 1983 all’aprile 1984 guidò il Consiglio di Amministrazione dell’Unione Sportiva Avellino S.p.A., raccogliendo l’eredità della gestione di Antonio Sibilia in una fase delicata della stagione.
Fu proprio in quel contesto che Pelosi compì una scelta destinata a lasciare il segno. Dopo l’esonero di Fernando Veneranda, tecnico che aveva aperto il campionato con uno storico 4-0 al Milan, il presidente puntò con decisione su Ottavio Bianchi. Una mossa coraggiosa, rivelatasi decisiva: l’Avellino chiuse il torneo al dodicesimo posto in un campionato a 16 squadre, conquistando la sesta salvezza consecutiva in Serie A, un traguardo che ancora oggi resta uno dei punti più alti della storia biancoverde.
Quell’esperienza rappresentò anche uno snodo fondamentale nella carriera di Bianchi, che dopo Avellino avrebbe avviato un ciclo leggendario a Napoli, culminato con lo Scudetto del 1987, due Coppe Italia e una Coppa UEFA.
Il contributo di Giacinto Pelosi al calcio, però, non si esaurì in Irpinia. Fu presidente del Foggia tra il 1995 e il 1996 e ricoprì incarichi di assoluto prestigio in ambito federale: dalla Lega Nazionale Professionisti alla FIGC, dove mise a disposizione competenza, equilibrio e autorevolezza come presidente della Commissione Operazioni Estere, componente della Commissione Carte Federali e del Collegio Arbitrale.

















