Una Candelora diversa. Una Candelora a valle di Montevergine, a Mercogliano, dove nella Chiesa di San Gugliemo viene accolto il ritratto di Mamma Schiavona, così come fortemente voluto da Don Vitaliano Della Sala (CLICCA E GUARDA IL SUO INTERVENTO) per permettere ai fedeli di ritrovarsi nel giorno del 2 febbraio, nonostante il Santuario di Montevergine è inibito a causa della frana dei mesi scorsi.
E quest’anno la Candelora ha vissuto un’assenza che si è fatta sentire. La tradizionale salita al Santuario, cuore simbolico e fisico di una delle feste più identitarie dell’Irpinia, non si è tenuta. Niente pellegrinaggio, niente folla colorata ad avvolgere il monte, niente canti che si arrampicano tra i tornanti. Eppure, lo spirito della Candelora non si è fermato, nonostante oggettivamente sia stata meno affollata e “rumorosa” rispetto alla tradizione.
Ad ogni modo la cebrazione che, anche lontano dal Santuario, ha saputo mantenere intatto il suo significato di accoglienza, riconoscimento e fede vissuta senza mediazioni.
La chiesa di San Guglielmo si è così trasformata in un luogo di continuità spirituale, quasi un ponte ideale con Montevergine.
Carico di significato ed emozione il discorso dedicato a Paolo, un ragazzo che non ha retto al peso del pregiudizio e della discriminazione. “Ma ogni vita conta, ogni candela che stimo accendendo è luce. E’ vita per non far camminare più nessuno nel buio, come è accaduto a Paolo”.
Ed allora anche quando le frane interrompono le strade, non possono fermare i gesti.
In un anno segnato dall’assenza fisica del pellegrinaggio, la messa di Mercogliano ha assunto un valore ancora più forte. È diventata il segno di una tradizione che sa adattarsi senza snaturarsi, che trova nuove forme per continuare a esistere.
La Candelora 2026 non è salita a Montevergine, ma Montevergine, almeno per un giorno, è scesa tra la sua gente. E lo ha fatto partendo dagli ultimi, come spesso accade nelle storie che resistono davvero.







































